CONFEDERAZIONE DEGLI AGRICOLTORI EUROPEI E DEL MONDO

LETTERA APERTA A LETTA

On. ENRICO LETTA Presidente Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi Roma

CI SONO ANCHE GLI ALTRI

Sembra che il tempo si sia fermato in quella tarda mattinata convulsa, rumorosa ed inspiegabilmente gelida, mentre dagli scranni di Palazzo Madama, il Cavaliere si dichiara, con quel che rimane di un popolo che si dice libero, sorprendendo un po’ tutti, favorevole al Governo Letta Bis.

Sì, proprio il fautore di una crisi “lampo”, con un lampo si è ravveduto piantando però un paletto nel mezzo del partito del predellino già spaccato.

“Basta Cavaliere scenda, la smetta di frustare il cavallo, non vede che è in deperimento, scommetto che per l’Italia Lei ha provveduto, accudito, curato, truccato sempre e solo se stesso. Questa è l’ultima “paranza” per Lei sta calando definitivamente, il nido è già occupato dal cuculo e le uova sono ancora calde”. Piuttosto, teniamo saldi i piedi a terra perché la realtà ci chiama.

Gli italiani sono un popolo che ha bisogno di essere governato, che non se ne fa niente di una politica fatta da maschere livide che cercano solo di salvare se stesse, in una rappresentazione grottesca e cinica di anime perse.

Un Paese ha bisogno di Ministri che Amministrano.

Quanto è abissale il salto dalle ossessive dirette televisive sul teatro della cattiva politica alle sequenze di corpi senza vita nell’ultima frontiera europea, ma la prima per l’Italia.

È la realtà che si impone e ci scuote, con il suo manifestarsi in tragedia, dalla sub realtà della rappresentazione politica nella quale siamo costantemente immersi. C’è un Paese vero, c’è vita e c’è morte, che chiede, esige, pretende. Chiede di essere governato, pretende che qualcuno se ne occupi. Lo pretende l’esigenza di futuro dei giovani senza lavoro che si sentono abbandonati dalla politica, lo pretendono i tanti che il lavoro lo perdono quando si è troppo vecchi per ricominciare e troppo giovani per avere una pensione, lo pretende chi non ne può più della spirale depressiva di debiti, cancelli che chiudono, saracinesche che si abbassano.

Oggi è il turno non delle parti sociali ma sollo della triplice. I Sindacati si dicono insoddisfatti del DPF e guardano ad un carico di “cortesie” da inserire nella legge di Stabilità 2014.

Sig. Presidente le parti sociali non muoiono dopo l’audizione delle Confederali nel Paese c’è ben altro tanti sono gli Italiani che lottano e difendono la loro esistenza di uomini liberi.

Tra le priorità del Suo Esecutivo le POLITICHE SOCIALI devono essere considerate e riconsiderate.

Negli ultimi anni si è fatto poco, molto, molto poco con interventi parcellizzati e temporanei (la carta per l’inclusione sociale) occorre un progetto sociale “riformatore”. È indispensabile un “Piano Nazionale Contro la Povertà”.

È incontrovertibile il diritto di ogni persona in povertà assoluta, come del resto da anni succede in Europa, di ottenere un contributo monetario accompagnato.

Che ci sia assoluta necessità di una scossa archiviando dopo sei anni un tracollo da economia di guerra è un dato incontrovertibile. Pensare di cavarsela con riduzioni temporanee della pressione fiscale o con altrettanto temporanei incrementi di spesa è peggio che errato, è inutile. Occorre ridefinire il perimetro dello Stato e formulare un piano pluriennale di riduzione della pressione fiscale e contributiva finanziato da una concreta attuazione della spending review e dal minore onere per interessi derivante da un programma significativo ed irreversibile di dimissione del patrimonio pubblico.

Manovra quest’ultima che dovrebbe iniziare dai livelli regionali e locali, visto che il grosso della spesa senza controlli si annida e prospera qui.

E poi On. Sig. Presidente deve tenere conto del sociale, le manovre fredde non riscaldano l’entusiasmo degli italiani. Tenga presente che il tasso di povertà assoluta negli ultimi tre anni è passato da 5,2 all’8% della popolazione.

Tutto ciò ha profonde conseguenze concrete. In molti territori poveri, anziani e persone con disabilita si vedono rifiutare gli interventi, ridurli o aumentare le rette. Nel sociale a differenza di settori come sanità e istruzione non è stato definito il sistema dei diritti e quindi l’ente pubblico subordina l’erogazione degli interventi alle disponibilità finanziarie, in pratica a un bambino non si può dire “ci sono tagli e non ti opereranno” a un povero invece si può rispondere “ci sono tagli e quindi il comune non ti può aiutare” accade sempre più spesso. Accompagnato dall’erogazione dei servizi sociali, educativi, per l’impiego, utili a costruire nuove competenze e a organizzare diversamente la propria esistenza.

Partendo dalle persone in povertà più acuta, si dovrebbe ampliare progressivamente l’utenza fino a raggiungere tutta la popolazione target, il Piano dovrebbe specificare i passaggi previsti in ogni annualità. Lo Stato stanzia le risorse, definisce le regole fondamentali, indica con chiarezza i passi da compiere nel tempo e così crea le condizioni affinché, nei territori, Enti Locali e terzo settore possano costruire un migliore welfare locale.

Assecondare la progressiva rinuncia alla responsabilità pubblica verso i più deboli. Non gioverebbe ad un Governo che vuole governare tuti, nessuno escluso, indipendentemente dalla crocee che porta.

Per finire, On. Presidente del Consiglio, che non si dimentichi dell’Agricoltura.

La crisi che ha colpito l’intera economia italiana, e in particolar modo il Sistema Primario, ha origini profonde e strutturate. Molti nuovi elementi che hanno agito da concause hanno le proprie radici nelle falle sistemiche di cui il Comparto Agroalimentare è ammalato da tempo e che la crisi ha solo contribuito ad acuire, come l’eccessivo peso della burocrazia e la mancanza di terreni agricoli.

Per rilanciare e rinvigorire l’agricoltura sono obiettivi irrinunciabili: Incentivazione ricambio generazionale creando condizioni affinché i giovani ritornino in campagna favorendo la multifunzionalità del sistema e dello sviluppo indiscutibile della green economy; Potenziamento e promozione della cooperazione agevolando la costituzione di Organizzazioni di Prodotto (O.P.) che rappresentano il futuro del comparto con l’aggregazione dei produttori e la concentrazione dell’offerta, le indagini sulla domanda, con il monitoraggio dei flussi commerciali promuovendo una programmazione colturale per offrire eccellenze sui mercati in specialmodo quelli internazionali, implementando concretamente la quota di valore aggiunto destinata ai produttori; L’attuazione di una politica sinergica per la montagna che possa valorizzare il ruolo dell’agricoltura multifunzionale, il miglioramento generale dei servizi e dell’ambiente e il rafforzamento delle produzioni tipiche di alta qualità e biologiche, che unitamente all’agriturismo contribuiscono a migliorare il reddito delle aziende che operano nelle aree svantaggiate. L’implementazione di politiche innovative che rinforzi, privilegiando competitività e ricerca per l’innovazione, la sicurezza e qualità dei prodotti agro-alimentari; valorizzazione delle risorse rurali, diversificazione produttiva e pratiche di sviluppo sostenibile; creare un pacchetto di agevolazioni fiscali che sappia rilanciare l’attività agricola attraverso l’abolizione delle accise e favorendo l’accesso al credito riducendo i tempi e snellendo le procedure; Bisogna inoltre, aprire le porte del mondo agricolo alla partecipazione di tutti perché il pensiero, le idee e le proposte non possano essere ricondotte al banchetto dei soliti noti. L’agricoltura esige un cambiamento vero e radicale, le politiche dei pannicelli caldi non hanno senso in un sistema economico planetario, un piano di politica agro-alimentare-ambientale nazionale perché le imprese agricole devono gestire il cambiamento e non subirlo. Il coinvolgimento di tutta la rappresentanza dei sistema agro-alimentare deve significare valore aggiunto per l’agricoltura altrimenti inciamperemmo nel populismo e nel settarismo perpetuato da chi ritiene di rappresentare tutto senza accorgersi che nel nuovo sistema è zavorra. Il mondo delle piccole e medie imprese italiane sia del sistema agro, alimentare e ambientale che dell’artigianato e delle micro aziende commerciali e dei servizi chiede a gran voce; Politiche di risanamento strutturali e di potenziamento della rete commerciale per implementare l’export sui mercati internazionali delle eccellenze agro-artigiani (lavorazione artigianale e confezionamento), senza sottovalutare le energie alternative e l’agro-turismo rimuovendo la staticità e le difficoltà del mercato interno Politiche di riduzione dei costi di produzione incidendo, marcatamente, sugli sgravi fiscali e contributivi, potenziando e sburocratizzando i consorzi FIDI per snellire i procedimenti amministrativi per le garanzie basilari per accendere linee di credito.

Ricostruire un rapporto di correttezza tra Stato e cittadini anche negli stessi processi di controllo e recupero di imponibile e che in aree vaste del Paese, soprattutto al Nord, ha prodotto rivolte e suicidi: da una parte, bisognerà riconoscere gratificazioni significative legate alla capacità delle agenzie dello Stato di colpire chi crea per se stesso un vantaggio competitivo evadendo, ma, dall’altra, se vogliamo tornare a standard di civiltà spesso saltati nell’emergenza, bisognerà trovare il modo per riconoscere una compensazione significativa ai contribuenti costretti a difendersi da errori.

Noi siamo parte sociale, alle manifestazioni folcloristiche preferiamo il confronto fatto di idee e proposte costruttive ad un Uomo Politico attento non sfugge di coglier l’esigenza di molti che devono accettare le regole scritte dei soliti “rappresentanti dei lavoratori” che hanno le stesse prerogative del camaleonte e si adattano a tutte le stagioni.

Con l’augurio di completare la Legislatura.

Roma 07 Ottobre 2013 Dipartimento Comunicazione

Pubblicato il 08 10 2013 alle 16:57 da admin Confeuro

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