CONFEDERAZIONE DEGLI AGRICOLTORI EUROPEI E DEL MONDO

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SANT’ISIDORO AIUTACI TU

Sant’Isidoro, nostro protettore, tu che da umile agricoltore hai avuto la saggezza di guardare tutto dall’alto discernendo il peccato dal giusto, perdonami se ancora una volta mi rivolgo a te.

Tu, protettore dei contadini, sai bene che sono fiero di essere figlio della terra e,che avrei voluto evitare, da semplice peccatore quale sono, di chiedere ancora una volta la tua attenzione. Ma ciò che desidero è comprare un paniere colmo di "fiducia e pazienza".

Anche quest’anno mio padre e i miei fratelli sono tristi. Nell’aria c’è il solito ritornello: la campagna va male, sono mesi che non piove, la terra brucia e il raccolto non promette nulla di buono. Non voglio tediarti, giuro che non ti chiederò più niente, ma purtroppo anche in questo 2017 le lacrime sostituiscono il sorriso e lo sguardo ricade verso terra.

Mio nonno mi diceva sempre :“Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere. Non dimenticare che il primo grado della saggezza è saper stare zitti; il secondo è parlare poco, essere rispettoso e rimanere sempre te stesso"

Mentre in campagna stiamo soffrendo: niente grano, poco mais, frutta non raccolta e marcita sotto gli alberi, pomodori bruciati e grandinati e mucche che non fanno più latte; anche quest’anno, abbiamo perso tutto e nessuno ci da retta .

Anche in televisione e su tutte le reti confermano che tutto brucia. Poi però diventa chiaro che è proprio tutto il mondo che va a rotoli, ma è il perché a non essere chiaro. Si sente parlare di cose come ilTrilaterale, il Meccanismo Europeo di Stabilità, il fiscal compat, il debito pubblico, il Nuovo Ordine Mondiale, i poteri forti, la globalizzazione e perfino i nuovi vaccini. Su quest’ultimi poi, sanno tutti che a produrli sono le multinazionali farmaceutiche che vogliono guadagnare di più anche se dai vaccini derivano patologie ancora peggiori di quelle che si vorrebbero evitare.

E poi si ascolta la solita la frase che sta bene con tutto, un po’ come il nero: “Tanto, ci fanno sapere solo quello che vogliono loro”. Senza mai specificare, diamine, chi siano questi famigerati "loro".

Sant’Isidoro solo tu puoi fare qualcosa. Tu che sei alla corte di colui che una volta disse con convinzione - “Se avrete fede pari a un granellino di senapa potreste dire a questo monte: “spostati da qui a là, ed esso vi obbedirebbe, e niente vi sarà impossibile (Matteo 17,20) -. E poi tu sei con chi ha un’arma invincibile: lo spirito. Puoi farlo volteggiare sopra le testoline dei potenti, dei complottisti e degli arrabbiati, ma anche far cadere sulle loro teste qualche goccia di sapienza, o di intelletto, di scienza, o di pietà.

Che c’entra la fede? Diranno in tanti. Non voglio farla lunga, però se c’è tutta questa paranoia sociale, quest’invidia rancorosa che avvelena il dibattito e fa regredire la convivenza civile alla legge della giungla, è perché nessuno si fida più di nessuno e tutti si spiano a vicenda. Questo comportamento sta creando le condizioni per scrivere la parola "fine" dell’agricoltura e degli agricoltori. La cultura dell’invidia e del sospetto allontana dalla propria terra coloro che credono ancora nelle cose semplici e rispettano il prossimo senza cadere nella dimenticanza e nella totale Indifferenza .

La fiducia è la sola cura che io conosca per combattere la paura ed evitare di finire a brandelli. Ogni giorno per andare al lavoro, per mangiare, per muoverci, per vivere, compiamo una serie infinita di atti di fiducia. Ci affidiamo agli altri, al medico che ci cura, al muratore che ha costruito la nostra casa, al cuoco che ci fa da mangiare, al pilota che ci deve portare lontano. D’accordo, forse diamo fiducia non perché lo vogliamo o perché davvero ci fidiamo, ma perché non possiamo farne a meno. Ma se non facessimo così che cosa accadrebbe? E poi non è vero, come dicono i tuttologi, che la fiducia si dà solo per le cose serie, la fiducia ci fa vivere. Nessuno salirebbe sull’autobus temendo che l’autista sia ubriaco, nessuno andrebbe a cena se pensassimo che il pizzaiolo volesse avvelenarci. Se vivessimo in quest’ansia costante saremmo paralizzati e non ci alzeremmo dal letto. “La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia”, diceva sempre mio nonno, e non avrebbe potuto dirlo meglio. E poi non fidarsi di nessuno è altrettanto stupido che fidarsi di tutti.

Insieme alla fiducia ci vuole però anche tanta pazienza.Tu sai bene che noi agricoltori viviamo ai margini e che il nostro é uno strano mondo, fatto di impegni presi e non mantenuti, di promesse scritte e poi modificate, di privazioni e sacrifici. Se non ci armassimo di pazienza non resisteremmo ad aspettare che le persone capiscano che siamo noi ad apparecchiare la loro tavola. E allora, mio caro Sant’Isidoro, andiamo avanti. In silenzio, come diceva mio nonno, ma anche con fede e tanta pazienza.

Pubblicato il 27 08 2017 alle 13:02 da Comunicazione e Stampa

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