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UNA PROPOSTA PER UN NUOVO CNEL

Il Cnel quel “carrozzone”, il Cnel “quell’ente inutile”, il Cnel quella “gigantesca lobby”. Iniziano così molte delle dichiarazioni fatte dai promotori del referendum costituzionale del 2016 che aveva, tra gli altri, l’obiettivo di chiudere il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

E allora cosa è accaduto con la vittoria del NO? Niente diranno in molti. Ma invece non è andata affatto in questo modo, tutt’altro, è successo che gli stessi che inizialmente volevano chiudere il Cnel alla fine si sono occupati di spartirsi le tante poltrone al suo interno.

Questo meccanismo è ormai tipicamente conosciuto come “all’italiana” e si ripete da decenni. In sintesi funziona così: non rimanendo dalla propria parte, ma approfittando al meglio di quella che vince. Il Cnel è quindi ancora vivo e vegeto e continua a costare circa 20milioni di euro all’anno.

Ma almeno è utile? Si chiedono in tanti. In verità no visto che al suo interno ci sono le solite sigle della “rappresentanza tradizionale” che, pur con pochissimi sostenitori, continuano ad avere un forte potere politico.

La serietà però imporrebbe delle scelte e dei comportamenti diversi. E allora ecco la nostra proposta: smettiamola di pagare delle retribuzioni esorbitanti per un ente definito inconsistente e diciamo a coloro che ne occupano le poltrone (non ai i dipendenti) che da questo momento in poi il loro impegno dovrà essere gratuito.

Una riforma vera però non si fermerebbe a questo e constaterebbe anche che la scarsa utilità di questa struttura sta nell’incapacità effettiva di rappresentare le tante realtà del Bel Paese. L’Italia infatti è molto più variegata e complessa di quanto possa saperne il ristretto cerchio che solitamente si stringe attorno al tavolo del Cnel. Se si vuole davvero comprendere e sostenere il Paese bisogna agire diversamente e aprire questo cerchio a tutti gli attori produttivi della penisola

Noi di Confeuro non siamo ingenui e sappiamo bene che cambiamenti come questi sono difficili da realizzare proprio perché fanno scontenti molti personaggi illustri, ma onestamente di tutto questo ce ne freghiamo e tiriamo avanti. Essere sindacato vuol dire guardare alla cittadinanza e alle sue esigenze, e non ai favori da fare per poi poterne ricevere.

Pubblicato il 13 09 2017 alle 15:55 da Comunicazione e Stampa

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