CESTINO E PROTESTE

Feb 10, 2019 | News

Non siamo i soli, in molti hanno notato che il governo Conte ha un merito storico. Naturalmente non è storia di ingegneria politica o di scelte economiche mirate; tutt’altro, nella immensa confusione in cui nuotano i montanari dei palazzi della capitale, altro che “taglio di stipendi ai sindacalisti” (di ogni categoria). Nei fatti i nuovi statisti hanno rivalutato forse proprio il ruolo dei corpi intermedi. In questo modo si sono ringalluzzite anche le professionali della rappresentanza degli autonomi.

Insomma notiamo un certo risveglio e non è solo il mandarlo in fiore, ma traspare una forma latente di una nuova primavera per tutte le forze organizzate: “cestino e proteste”.

Benedetto questo freddo febbraio, ancora ci sono le rose ma aleggiano accordi tra Confindustria e la triplice sindacale che, se portati in porto, potrebbero mettere in crisi l’esecutivo del popolo.

Sul fronte degli autonomi di terra e turismo, il collante si chiama Xylella. Collante forse è una parola impropria, meglio “risveglio da spavento nel sonno”. Cosi sono in campo i Gilet Arancioni schieratisi contro i gialli dell’ex Bonomia
na.

Cosi si legge AGRICOLTURA
PUGLIA, GILET ARANCIONI: COLDIRETTI DIVIDE MONDO AGRICOLO E SI AFFRETTA A ORGANIZZARE SIT IN MA COMPLICE MANCATI INTERVENTI -(Agricolae.EU 08/02/2019 at 20:00)
Continuano a far perdere credibilità al sistema alimentando una divisione che è solo nella loro testa e che gli agricoltori continuano a non capire.

“Coldiretti ha perso l’ennesima occasione per rafforzare il mondo agricolo, affrettandosi nelle ultime ore ad organizzare un sit in a Roma due giorni prima della grande manifestazione degli agricoltori del 14 febbraio, convocata da almeno venti giorni.
(Cosi, O.Spagnoletti Zauli, portavoce dei Gilet Arancioni).

Come non condividere l’appello all’unità anche se in passato ci sono testimonianze ambigue: tutti uniti intorno al tavolo dei “Miracoli”, (vedi comitato intersindacale, accordo ripartizione contributi sindacali -SCAU – in cui alla Coldiretti andava il 67% delle quote – Confcoltivatori (ora CIA) 17% – Confagricoltura, famiglie coltivatori 5% – Ugc Cisl 5% – il resto circa 6% delle altre sigle punteggiate e c’erano tutte, anche Eurocoltivatori negli ultimi due o tre anni.

Poi il 20 aprile 1998 le singole convenzioni- circolare INPS n.85), divisi e in contrasto permanente uscendo e sbattendo la porta. Un esempio lo riporta Alfonso Pascale che scrisse nel 2015 ” Mentre gli agricoltori europei manifestano a Bruxelles, la Coldiretti invade il valico del Brennero con richieste per nulla concordate né con Agrinsieme, né con il Copa-Cogeca. E, in tal mdodo, ha annullato ogni efficacia e credibilità all’iniziativa dei propri colleghi italiani ed europei. Questa è la notizia dei fatti di Bruxelles. Ma nessun giornale lo ha finora rilevato, riferendo delle due manifestazioni quasi fossero l’una complementare all’altra”

Sabato 9 febbraio, hanno sfilato lavoratori, pensionati, giovani e disoccupati provenienti da tutte le regioni italiane, e con loro i lavoratori dell’oil&gas della Romagna, ma anche della Basilicata e della Sicilia sud occidentale che rischiano di essere colpiti duramente dal deprecato emendamento “blocca trivelle” che creerebbe vantaggio alla concorrenza croata nel mediterraneo.

Chissa se i nostri uomini d’attacco si stanno rendendo conto che siamo messi “peggio” e che la situazione economica da cupa è diventata nera e quindi occorrono politiche di crescita e di natura strutturale. Del resto è significativa
la presenza in Piazza San Giovanni anche di dirigenti della Confindustria romagnola impegnata nei lavori di estrazione e di costruzione di piattaforme petrolifere – che sono un vanto internazionale della nostra ingegneria di settore – e che ora corrono il rischio di essere spazzate via definitivamente.

Visto lo stato dell’arte e sopratutto l’interlocutore, ci siamo spinti, prima di agitare le piazze, a ridare una letta alla storia dell’umanità. Storici e studiosi sostengono proprio che le tappe dell’umanità sono segnate dal conflitto tra ragione e pregiudizio. Il discrimine è dato dalla risposta alla complessità dell’esistenza: la ragione si pone in posizione aperta e riflessiva, facendosi carico delle difficoltà di analisi e sintesi dei problemi, così pagando lo scotto della sofferenza di non riuscire a dare una risposta a tutto o di dover dare risposte dolorose; il pregiudizio offre risposte semplici e preordinate, attivando un meccanismo psicologico che allevia l’angoscia di fronte ai grandi temi.

Oggi di fronte, al tramonto delle ideologie storiche, riemergono le strutture del pensiero predefinito e l’ideologia si trasforma in populismo, integrando una nuova forma di pensiero preconcetto, aggiornata ai tempi moderni. Poi gli studiosi affermano che l’attrazione populista resta forte, perché è semplice e fa leva su sentimenti primari e il puro populista nega la realtà e non si assume responsabilità.

La dottrina del buon populista è puntare sempre il dito contro qualcuno. C’è la crisi? La gente è arrabbiata? Colpa dei governi del passato, di chi sfrutta i lavoratori, della casta, delle imprese che si arricchiscono ingiustamente, dello Stato che sta dalla parte dei potenti, dei nemici storici del popolo, ……!

Se ne deduce che l’interlocutore è il popolo che accusa il popolo, Se siamo gli interlocutori di noi stessi, le cose non vanno bene. Sono fake news, ma comunque basta attendere, il futuro è meraviglioso e, in ogni caso, almeno lo si può rendere amaro ai nemici.

Difronte a questo decadimento, noi siamo sempre più convinti che l’unità strumentale e le chiacchiere di piazza coinvolgono ormai tutti gli attori e che la differenza la fa solo la maestosità del pulpito.

È forse controcorrente, noi restiamo sparpagliati!