L’OSSESIONE DEI POLITICI: I TALK SHOWS

Set 26, 2014 | News

Gli italiani non li guardano più, ma loro fanno a gara per andarci. Perché? Il gusto dell’auto celebrazione, il feticcio dell’egocentrismo e l’amore per l’esercizio della dialettica. Altra spiegazione non può esserci per giustificare fiumi di parole e polemiche sempre uguali da vent’anni a questa parte. Generalizzando potremmo dire che i politici oramai sono animali da arena televisiva e poco altro, persone che provano un gusto incredibile nell’entrare negli schermi di casa della gente comune senza però sporcarsi le mani per risolverne i problemi. Sono tutti d’accordo nell’abbassare la pressione fiscale, nel diminuire le distanze sociali, nell’esigenza di combattere l’evasione e nell’imporre una nuova moralità. Ma poi? Nulla. Non è questo il loro lavoro, il loro ormai è quello di sedersi dietro una poltrona e snocciolare polemiche, frasi fatte e qualche volta dei numeri (spesso sbagliati). Ora immaginiamo come sia facile dipingere il nostro come “populismo”, “qualunquismo” etc, etc. Ma la verità è un’altra. Il nostro è un campanello d’allarme che suona ormai da tanto tempo e che si ascolta camminando in una qualsiasi strada di una qualsiasi città italiana, ma non a casa loro. Lì no, lì c’è la calma piatta e il quieto vivere. Lì il lavoro da svolgere è quello di andare il pomeriggio in uno studio a dire cose a caso per poi riguardarsi la sera comodamente sul divano. Loro sono lo spettacolo, loro sono il pubblico. E allora la domanda è: noi cosa siamo? Forse dovremmo smetterla di aspettare che la risposta ce la diano gli altri e comprendere che invece è tutta nella parola “cittadini”. E’ infatti in questa che si annida il diritto-dovere di partecipare alle questioni comuni. E non, come ci siamo convinti e ci hanno voluto far credere, nella sola libertà di cambiare canale.