BACIAMO LE MANI

Dic 3, 2013 | News

Che ci piaccia o no all’estero siamo ancora il paese della mafia e della corruzione. E non perché al di là del confine la gente ci voglia male, ma solo perché effettivamente è così. A ricordarcelo, come se ce ne fosse bisogno, è arrivato il rapporto annuale di Trasparency International, la Ong specializzata nel valutare i fenomeni corruttivi nei diversi paesi del mondo. Su 117 paesi monitorati l’Italia occupa il 69 posto al fianco di Romania e Kuwait.

Nonostante sia ovvia la depressione che sopraggiunge al conoscere di questi dati è opportuno ricordare un particolare: siamo migliorati di ben 3 posizioni (di questo passo tra un secolo potremmo essere un paese normale). Il merito, sempre secondo Trasparency International, è dell’operato del Ministro Cancellieri (e forse anche di qualche sua telefonata).

In molti credono che essere al 69 posto per un paese come il nostro sia solo una brutta figura internazionale, magari fosse questo. In Italia la corruzione ruba all’economia circa 60 miliardi di euro all’anno, ovvero 5 miliardi al mese. Cosa accadrebbe se riuscissimo a fermarla nel paese che ancora non riesce a trovare 200 milioni per arginare il pasticcio Imu? Sarebbe una vera e propria rivoluzione. E allora perché non si riesce a farlo nonostante ce ne sia un bisogno mostruoso? Il problema non è solo economico e non basta l’applicazione delle leggi (cosa che però di certo aiuterebbe). La corruzione è prima di tutto un fenomeno sociale, una prassi che in certi casi pare illogico non applicare. E allora è qui che l’intervento delle istituzioni deve essere più forte: nel distinguere il bene del male. Ma questo come può essere possibile se è proprio nei piani alti che la moralità si intreccia e si offusca al punto da divenire nebbia e da nascondere quasi definitivamente l’onestà.