I GIORNI DELLA GLORIA

Apr 24, 2017 | News

Dei giorni che vanno dal 25 aprile al 2 giugno si è scritto tanto. Passando per il 1° maggio si legge della Liberazione, del Lavoro, della Libertà!

Poco o niente si ascolta del giorno che fu “VERA GLORIA” e se si domanda quale sia, siamo la maggioranza a fare “spallucce”. Si sente un brusio di “non saprei e qualche non mi riguarda. I più determinati: ho altro a cui pensare!”. Eppure siamo con i piedi in Europa, nell’”Unione Europea” e usiamo la moneta comune, l’Euro. Insomma del 9 MAGGIO non ricordiamo proprio nulla.

IL PARTIGIANO JOHNNY

I giorni della vittoria iniziano il 24 aprile quando gli alleati superano il Po. Il 25 i Tedeschi si ritirano da Torino e da Milano. Sandro Pertini dalla radio “Milano Libera” proclamò lo sciopero generale da partigiano e membro del Comitato di Liberazione.

Mussolini la sera del 25 aprile, ripiega verso Como ma viene catturato dai partigiani e ucciso il 28. Intanto la squadra partigiana di Felice Coscione, grazie all’apporto di Giacomo Sibilla, detto IVAN che conosceva la canzone rossa “Katiusha” intona a Curena, frazione di Vendone – oggi 388 anime in provincia di Savona – per la prima volta “Fischia il vento” musicata sulla melodia russa.

Il partigiano Johnny, alla proposta di sostituire con un altro canto, quello rosso, disse a Ettore, che aveva appena ritrovato fuori dalla cintura rossa: “Essi hanno una sola canzone e basta. Noi ne abbiamo tante e nessuna. Quella loro canzone è tremenda. È una vera e propria arma contro i fascisti che noi, dobbiamo ammettere, non abbiamo nella nostra armeria. Fa impazzire i fascisti, mi dicono, solo a sentirla, se la cantasse un neonato l’ammazzerebbero con il cannone”.

A guerra conclusa, il governo provvisorio il 22 aprile del 1946 dichiarò il 25 aprile “Festa Nazionale”, Anniversario della Liberazione.

La fine dell’occupazione in altri paesi europei si celebra:

In Olanda e Danimarca il 5 maggio, in Norvegia l’8 maggio e in Romania il 23 agosto

Anche in Etiopia si festeggia il 5 maggio la liberazione dall’invasione Italiana del 1941.

“Fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte e pur bisogna andar a conquistare la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir”.

“Dalle belle città date al nemico fuggiamo un dì su per le aride montagne, cercando libertà tra rupe e rupe, lasciammo case, scuole e officine, siamo ribelli della montagna, viviamo di stenti e patimenti, ma quella fede che ci accompagna sarà la legge dell’avvenire”.

“Una mattina mi sono alzato, o bella ciao, o bella ciao, stamattina mi sono alzato e ho trovato l’invasor..”

Gli Etiopi, intonano in altra lingua, ma le parole e il significato è lo stesso delle nostre canzoni.

IL QUARTO STATO

D’incanto cadono tutte le barriere geografiche e sociali, per affermare il diritto e la nobiltà del lavoro e per migliorare le proprie condizioni nell’ambito della comunità.

La parola d’ordine:
8 otto ore per lavorare
8 otto ore per lo svago
8 otto ore per dormire

“Gli ambasciatori sono due, avanzano seri sulla piazzetta verso il palazzo del signore che proietta l’ombra. Si avanza con la fame con i suoi atteggiamenti molteplici: sono uomini, donne, vecchi, bambini affamati, tutti che vengono a reclamare il loro diritto; sereni e calmi nel domandare né più né meno quel che gli spetta. Hanno sofferto molto, è giunta l’ora del riscatto, così non vogliono ottenere con la forza ma con la ragione. Qualcuno potrà alzare il pugno in atto di minaccia ma la folla non è con lui, essa si fida dei suoi ambasciatori – gli uomini intelligenti – una donna accorsa mostra il macilento bambino, un’altra è per terra che tenta invano di allattare il bambino sfinito con le sue mammelle sterili – un’altra impreca Giuseppe Pellizza da Volpedo.”

Una raffigurazione di un gruppo di braccianti, che marcia in segno di pacifica protesta “una massa di popolo, di lavoratori della terra che avanzano come fiumana travolgendo ogni ostacolo che si frappone sulla via…
Il ritratto di Pellizza da Volpedo è il modo più semplice ma significativo per spiegare il 1° maggio, che ogni anno passa per “Festa dei lavoratori”. È un evento internazionale che coinvolge i lavoratori del mondo nello stesso giorno

IL GIORNO DELL’ EUROPA

Un altro giorno del mese delle rose il – 9 maggio – si celebra nel Vecchio continente, anche se, come già sostenuto, sembra non riguardare alla quasi totalità dei cittadini europei.

La “dichiarazione di Robert Schuman”, ministro degli Esteri della Francia, che segna l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura “UNIONE FEDERALE”.

Alle ore 16:00 del 9 maggio 1950 il Ministro transalpino, pronunciò il suo discorso!

Poco meno di un anno dopo nasce il CECA – Comunità Europea del Carbone e dell’acciaio. L’Italia con Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio e Francia ne fecero parte.

Successivamente il trattato di Roma nel 1957 – la CEE – Comunità Economica Europea. È storia recente la Brexit in una Unione a 27, visto che gli Inglesi sono usciti definitivamente.

Mentre sulla domanda per la celebrazione della giornata d’Europa c’è una risposta all’interrogativo «il motto “UNITI NELLA DIVERSITA’” reggerà?».

Avvertono i giovani che la laurea in “futurologia” non basta, occorre quella in Chiromanzia accompagnata a un Master sulla fede, vista in 3D.

LA REPUBBLICA

Per finire i festeggiamenti, torniamo in casa nostra.

“Il 2 giugno è un giorno fondamentale nella nostra memoria, ricorrenza che ricorda il coraggio di tutti coloro che in armi hanno difeso, fino ad immolarsi, la Patria e diedero un determinante

contributo per far nascere un’Italia Libera, democratica, basata sui fondamentali valori di Dignità, di Giustizia e Solidarietà”.

Il 2 e 3 giugno 1946 – SUFFRAGIO UNIVERSALE – VOTANO PER LA PRIMA VOLTA ANCHE LE DONNE.

Alle urne 24.947.187 cittadini di cui la metà donne. La percentuale dei votanti è pari all’89,1%. Fu scelta la Repubblica con 12.717.920 voti contro i 10.719.028 della monarchia

Il 13 Giugno Uberto II, “il Re di maggio” (10 maggio – 13 giugno 1946), partì per l’esilio.
(I Savoia sono rientrati in Italia, dopo 57 anni, il 15 marzo 2003).

Spesso, sempre più numerosi, giovani e meno giovani, ci chiediamo se l’Inno di Mameli sia ancora attuale.

Sarebbe stucchevole confonderlo con quello del comico Crozza.

CONFEURO