IL “LADRO DI PANE” SCRIVE ALLA TERRA

Ott 27, 2017 | News

Carissima Terra natia,
sono anni che non ti vedo, ma francamente fino a poco tempo fa non mi sei mancata.

Quando sono stato costretto ad emigrare, ho scelto di ignorarti. Non so niente di Te e mai mi sono informato.

Ma oggi il fato mi riporta da te come “destino”, quindi tenterò di sanare il nostro rapporto, da sempre conflittuale, a cominciare da quando, con i pantaloni corti, andavo per i campi a spigolare.
Anche se non ho pensato a te, credo che tu sei cambiata dentro, ma esteticamente sei sempre la stessa.

Ti confesso che dopo diverso tempo sei iniziata a mancarmi, al punto che qualcuno che mi conosceva, vedendomi quasi completamente assente, mi ha diagnosticato la “sindrome di Ulisse”: l’eroe della mitologia Greca che ha vissuto sempre lontano dalla sua Terra.

La mia è diventata una sofferenza profonda per la separazione dalla famiglia e dagli amici che mi prende dentro e che deriva proprio dalla lontananza.
Non è stato facile ricominciare da zero: è stato come buttare tutto ciò che hai fatto fino a quel momento, una parte di te e un pezzo importante dell’esistenza per partire in terra straniera, alla ricerca dell’alloggio, della casa, dell’abituarsi a ritmi e usanze diverse, del mangiare cose diverse.

Tutto questo si è trasformato in un’eterna lotta, sia contro se stessi, sia contro l’ambiente che ti circonda.

Oggi la paura mi assale come fosse una sorta di circolo vizioso di “paura della paura”: paura di non riuscirci, di non farcela, di non superare la paura. Paura di avere paura.

Tutto ciò accade per “nanismo politico”, per presunzione di quanti confondono gli interessi generali con il proprio sottoscala nel quale sono abituati a gettare il materiale da risulta con l’illusione di essere eterni. Emigrare non è una scelta, ma piuttosto l’ultimo atto prima che si verifichino le conseguenze fatali.

Cara Terra, ora che conosco i “mali” che ti affliggono, senza tenere conto dei miei, ti chiedo, nel tempo che resteremo insieme, di mostrami le tue bellezze e non, invece, le cose da cui sono scappato.

Tieni lontano da me chi crede che in questo mondo serva essere più furbi, più ricchi, più, più e più dei propri simili. Fammi incontrare italiani che vivono con entusiasmo, che ridono, che conoscono i sacrifici e che hanno i calli alle mani perché forgiati dal lavoro. Mostrami gli eroi che vogliono fare e non demolire e fammi incontrare cittadini con le idee chiare e che sono stati o continuano ad essere portatori di civiltà.

Fa che quando me ne andrò di nuovo possa illudermi di ritornare per sempre ad essere ancora quell’adolescente che, non mi vergogno a confessarlo, per molto tempo è stato un “ladro di “pane”.