LA LEGGE DEL BIO: TRA LOGICA, DINAMICA ED EFFETTI COLLATERALI

Dic 17, 2018 | News

Anche il 2018 è giunto al capolinea. Con lui, dal treno, scendono i provvedimenti del governo giallo-verde. Poche cose, in parte rabberciate.

Senza entrare nel merito, noi siamo interessati al provvedimento sull’Agricoltura, al suo interno non di parla né di quella convenzionale, né di quella intensiva. Niente di tutto questo, nemmeno un accenno. La regina delle danze è stata quella bio: logica o dinamica. Un tripudio di soddisfazione per i deputati di tutti i colori che hanno approvato l’articolato finalizzato a normare quella che per comodità chiamiamo “Agricoltura biologica”. Con questo provvedimento il Bel Paese è balzato al vertice del bio in Europa.

Intanto in commercio e nei supermercati è sempre più comune trovare prodotti che sull’etichetta hanno la fogliolina verde, simbolo che certifica il bio. Tra i consumatori, però, sembra prendere piede la tesi “dubitativa”, che genera la domanda: “Ma siamo sicuri che sia così?”. Intanto sulla stampa divampano le polemiche. Le più accese riguardano i pesticidi. Si possono o non si possono usare?

Lamenti a parte, la Legge approvata è comunque più che importante: non solo per la nostra Agricoltura, ma anche per i risvolti sull’ambiente e sui consumatori. Non v’è dubbio: oggi i cittadini assegnano un ruolo preminente alla qualità, alla salubrità e alla tracciabilità dei prodotti, senza trascurare l’impatto ambientale e sociale delle produzioni.

Nella nuova legge, infatti, i temi che ricorrono sono quelli della salvaguardia ambientale per una produzione maggiormente etica e di un’apertura forte alla biodiversità. Ne deriva che la questione del biologico sta assumendo delle dimensioni notevoli, che creano interesse e profitto.

Da noi gli ettari impegnati per l’agricoltura biologica sono circa 2 milioni, con un fatturato intorno ai 4 miliardi di euro. Si tratta del frutto delle eccellenze coltivavate da circa 75 mila imprese.

Va precisato che, dal 1° luglio 2010 è entrato in vigore l’uso del logo europeo sulle etichette dei prodotti biologici: è sufficiente controllare l’apposita etichetta per avere molte informazioni sui prodotti biologici, considerati sinonimo di salute perché ricchi di principi attivi vitali che rinforzano le difese e prevengono il deposito di tossine chimiche nel corpo.

Ma per fare chiarezza sui fenomeni Agroecologi – bio – Logico e dinamico, non c’è legge o regolamento che possa frenare gli illeciti e le truffe architettate con i mezzi che l’informatica digitale oggi consente.

IL SISTEMA PIANETA

Per cambiare radicalmente le politiche e le tecniche di produzione degli alimenti, cominciando dal Bel Paese, dobbiamo adottare pratiche per un’agricoltura pulita e senza residui inquinanti, valorizzando quella insostituibile a conduzione familiare; di fatto l’unica in grado di alimentare i cittadini del mondo.

Accanto all’inversione di logica valutativa, occorre un nuovo paradigma, nel quale non può prevalere l’interesse di parte, ma bisogna salvaguardare le esigenze e le necessità complesse del sistema che regge l’equilibrio universale.
Bisogna anche fare un passo indietro e ritornare agli insegnamenti semplici e naturali di un tempo che, pur con tutte le carenze e senza supporti di quantistica e di calcoli delle probabilità, hanno preservato l’esistenza dell’uomo e degli altri esseri viventi.

Comunque, se analizziamo nel complesso il sistema di produzione bio in profondità, si evidenziano alcune perplessità. Non sempre tutto è naturale ma in alcuni casi, se ritenuto necessario, possono essere utilizzati dei prodotti fitosanitari, sicuramente meno dannosi dei normali pesticidi ma non del tutto naturali. Va precisato che non è una regola quella del bio più sano del meno bio. Anche tra i cibi “normali” molto spesso la presenza di pesticidi può essere al di sotto dei limiti imposti dalla legge.

Ci piace richiamare le opinioni di un pioniere del food, che puntualizza: “L’ideologia del bio (logico o dinamico), si riferisce all’attività che è biologica per eccellenza e cioè l’agricoltura, pretendendo di riportarla ad una purezza primigenia che poi sarebbero le tecniche in uso prima della rivoluzione scientifica dell’Ottocento (per il biologico) o una congerie di procedure a base magica (il biodinamico)”.
Gli effetti collaterali
Se ci si limita ad una leggina, senza un PNA correlato ad una Riforma radicale delle Politiche Agricole della UE – che dovranno consentire alle piccole imprese di innovare attingendo ai fondi agricoltura 4.0 – la questione lascia il tempo che trova. E più gli ettari a bio aumenteranno e più crescerà la dipendenza dall’estero del settore agricolo-alimentare, che già ad oggi dipende per il 50% dal frumento e per il 35% per i mangimi zootenici. Ciò in quanto l’agricoltura bio produce mediamente il 50% in meno rispetto a quella convenzionale. Peraltro questo significa che il bio è del tutto insostenibile sul piano ecologico (a livello globale per avere produzioni uguali a quelle dell’agricoltura convenzionale occorrerebbe il doppio della terra, con distruzione di interi ecosistemi) ed economico (per i consumatori abbiamo prezzi doppi senza che vi siano sensibili differenze di qualità). Insomma, finché il biologico rimane un fenomeno di nicchia, destinato a un consumo di élite, può avere senso, ma pensare di erigerlo a tecnologia di riferimento per l’agricoltura a livello mondiale è pura follia.

A livello scientifico, un ricercatore di una industria privata, risponde ad una domanda sugli organismi geneticamente modificati: “Per me gli ogm sono una tecnologia entusiasmante e decidere di farne a meno è stato sciagurato perché ci ha esclusi dal mainstream dell’innovazione genetica in agricoltura”.

A TUTTI GLI INTERROGATIVI UNA SOLA RISPOSTA!!

S O S T E N I B I L I T À

Nutrire i cittadini del mondo rappresenta la più grande sfida che abbiamo di fronte. Per affrontare questa prova dobbiamo essere consapevoli che le risposte ai problemi globali come il cambiamento climatico, la conservazione del suolo e la riduzione delle diseguaglianze, dipendono da una decisione che ciascuno di noi compie ogni giorno: cosa mettere nel proprio piatto.

L’ecosostenibilità di un alimento dipende in parte dal tipo di coltivazione. Non tutti i cibi hanno effettivamente ragione di essere coltivati in modo biologico, poiché le differenze a livello di impatto ambientale sono minime.
Nel nuovo millennio la ricerca e la scienza chiariscono che non esiste una realtà assoluta. I benefici del biologico sono particolarmente legati al contesto.

L’unico suggerimento, non la soluzione, potrebbe realizzarsi facendo una scelta “metodo di produzione unico” in modo da perfezionarlo eliminando il superfluo e mantenendo solo quanto necessario. Solo in questo modo i costi saranno proporzionali agli effettivi benefici, che non si fermano al solo profitto.

Per guardare lontano, non si può prescindere dai dati reali tecnici, testati scientificamente. Se ne desume che i sistemi, per produrre il cibo necessario ai circa 10 miliardi di esseri umani previsti alla metà del XXI secolo, sono diversi e legati al tipo di risultato che ci si prefigge, preservando natura e ambiente e soprattutto gli ecosistemi che caratterizzano i territori dove insistono le produzioni.

Alla domanda quale agricoltura per il domani? Coerentemente la nostra risposta è:

AGRICOLTURA SENZA TRACCE