L’ULTIMO 2 GIUGNO

Giu 6, 2016 | News

Lo scorso 2 Giugno mentre sfilavano i nostri reparti specializzati, dopo il passaggio di 400 sindaci, voluti, fermamente voluti dal nostro Presidente della Repubblica, Lei, in qualità di presidente del Consiglio ha comunicato in politichese che per il Referendum Costituzionale gradirebbe si votasse il 2 OTTOBRE 2016. Poi le diverse emittenti hanno mandato in onda la “rabbia” del presidente Matteo Renzi, su di un palchetto con il candidato sindaco di Roma Capitale!

Perché tanta rabbia? Perché invece di invitare il pubblico, sparpagliato nelle poltrone del teatro a gratificare Giachetti Sindaco in pectore, ha preferito sferzare quelli che si sono dichiarati per il NO, ammonendo che per Lei l’appuntamento di ottobre è un “prendere o lasciare”?

Francamente fosse per noi abbiamo pronti i suoi bagagli e il biglietto di sola andata per la Toscana. Possibile? Più che possibile: le scatole di cartone sono vuote, tranne alcune slide e un pacchettino di annunci. E le “riforme”? Ad oggi solo leggi “delega”! Come dire che le norme non ci sono, c’è solo una non meglio definibile “espressione di volontà del parlamento”, tanto poi ad occuparsene ci pensa lo staff del presidente! Se le camere fanno solo da notaio, invece di fare finta di Abolire il Senato potrebbe farci risparmiare ulteriormente chiudendo anche la camera dei deputati come ha fatto per le province, e poi sotto a chi tocca… Ci pare un’idea favolosa quella di far credere a tutti l’abolizione di tutto e poi, piazzati e nominati i suoi, si elimina ogni forma di voto e, per un manipolo di senatori e deputati, non ci importunerà più. Li nomina e li presiede LEI nel ruolo di Plus President. In questo modo, potremmo realmente contenere i “costi” della politica a tutto vantaggio del debito pubblico, che sta facendo registrare un aumento, sotto il Suo Governo, di “appena” 110miliardi di euro.

Peraltro, fosse per LEI, presidente, un posto a tavola non lo negherebbe a nessuno e una banchettata, con un centinaio tra ministri e “camere presidenziali” con il Capo dello Stato a capotavola, darebbe la vera immagine del cambiamento. E noi saremmo finalmente soddisfatti e ridenti. Ancora una volta lo stivale, per primo, lascia sull’altare dell’internazionalizzazione la sua impronta indelebile per un trentennio basato sul risparmio e sulla moderna concezione della democrazia.
Perché ci sono in giro ancora rimostranze? Immaginiamo più per timore che per insoddisfazione.

Lei rimarca spesso la fine degli altri, senza alludere all'”eroe” del balcone di piazza Venezia che si dimenava al grido di “Italiani, germanici, la patria chiama.” Non c’è assolutamente similitudine, nell’era del telematico gli italiani dialogano direttamente con il presidente. L’unica curiosità è sapere chi c’è dietro l’angolo.

Obiettivamente la prima vera riforma è quella della fatidica data – 2 ottobre 2016 – ma in realtà l’obbiettivo reale del premier è l’accentramento di tutti i poteri su sé stesso, incluse alcune prerogative dei Comuni. Per cui, visto che siamo in fase di abolizione e scioglimento, se eliminiamo anche comuni e regioni ne trarrà giovamento solo il debito.
Così facendo non hanno più ragione di protestare né i sindacati né le categorie professionali, figuriamoci quelle agricole, che hanno già giurato fedeltà al punto che il Ministro dell’agricoltura Martina le ha pubblicamente ringraziate.

Ci stiamo domandando se ci è andata male o tutto sommato ci sta bene! Prima di annuire, ci consenta sig. Presidente, visto che non sappiamo fare altro che coltivare la terra, le chiediamo di rinunciare al tentativo di cambiare il nostro mestiere. Noi siamo come Lei, sappiamo fare questo e solo questo di mestiere. Abolisca pure ministero, dicastero, enti vigilati partecipati e nipotini vari.

La terra è terra! Se non fosse così, dove canterebbe le sue glorie? Questa volta si fidi prima degli agricoltori, piccoli e grandi che siano, contadini con “le scarpe grosse e il cervello fino”. Esagerare potrebbe essere anche controproducente. Noi sappiamo bene che i Suoi suggeritori poggiano i piedi sul pianeta “rosso”. Presidente, non dimentichi che anche Lei viene dalla Terra e vive della Terra.

Il nostro NO è forte e sentito, e faremo il possibile per agevolare il suo viaggio per Firenze. Comunque, perdere per noi è onorevole e non ci vergognano se ci chiamano lavoratori!

Rocco Tiso
Presidente della Confeuro