Olio, Confeuro: “Un paradosso tutto italiano: serve piano concreto di rilancio”
“L’olio d’oliva rappresenta una delle più grandi ricchezze dell’agroalimentare italiano. Il nostro Paese è il terzo produttore mondiale e il secondo esportatore a livello internazionale: numeri che, a prima vista, potrebbero raccontare una storia di successo. Tuttavia, dietro questi dati si nasconde una realtà ben diversa, fatta di criticità strutturali che non possono più essere ignorate”. Così Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro. “Non si può vivere soltanto dei risultati del passato né del legittimo orgoglio per le nostre eccellenze. Oggi è indispensabile guardare avanti e investire con decisione sul futuro del comparto. Per la campagna olivicola 2025-2026 è prevista una produzione di circa 300 mila tonnellate di olio, una quantità insufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale. Ci troviamo così nella paradossale condizione di essere importatori netti di un prodotto nel quale siamo riconosciuti leader mondiali per qualità, biodiversità e capacità di differenziazione.
Una contraddizione che evidenzia tutte le fragilità del sistema produttivo nazionale”. Secondo Confeuro, è necessario avviare una strategia di lungo periodo che coinvolga l’intera filiera olivicola. “Serve un nuovo Piano Olivicolo Nazionale, serio, concreto e dotato di adeguate risorse. Occorrono incentivi per la realizzazione di nuovi oliveti, misure di sostegno per l’irrigazione di precisione, investimenti nella digitalizzazione delle aziende agricole e nell’innovazione tecnologica dei processi produttivi. Allo stesso tempo è fondamentale rafforzare la tutela e la valorizzazione delle produzioni certificate DOP e IGP sui mercati internazionali, contrastando fenomeni di imitazione e concorrenza sleale”. Per Tiso, inoltre, è necessario intervenire anche sul fronte della domanda interna. “Negli ultimi anni si è registrata una progressiva contrazione dei consumi di olio d’oliva, probabilmente influenzata dall’aumento dei prezzi. Un trend che desta preoccupazione e che impone una riflessione.
È necessario promuovere campagne di sensibilizzazione che valorizzino il ruolo dell’olio nella dieta mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO, e diffondere una maggiore consapevolezza dei benefici nutrizionali e salutistici di questo prodotto simbolo della nostra tradizione. Le istituzioni, a tutti i livelli, devono assumere un ruolo più incisivo nella difesa e nella valorizzazione dell’olio d’oliva italiano. Parliamo di un patrimonio che ha un valore culturale, economico e sociale straordinario, oltre a rappresentare un elemento fondamentale per la salute dei cittadini. Per questo servono visione strategica, programmazione e investimenti. Non bastano più le celebrazioni o gli annunci: il settore ha bisogno di scelte concrete e di una politica capace di accompagnarne realmente la crescita e il rilancio”.
