SPORCHIAMOCI LE MANI

Ott 9, 2017 | News

Il consumismo già galoppante sta crescendo a dismisura, ma sulla sua strada ci sono orme indelebili che hanno depauperato ogni cosa che è stata calpestata, compromettendo seriamente l’ambiente.

Lo sviluppo, forse inarrestabile, avrebbe dovuto crescere in parallelo a braccetto col raggiungimento di soluzioni tecnologiche e con severi codici di comportamento, andare di pari  passo e avere varia natura (per esempio discariche affidabili, depuratori di smaltimento terrestri e marini…), ma soprattutto adeguare l’educazione per l’ambiente che era insufficiente già prima dell’invasione migratoria.

Ma come si fa se l’Uomo pretende o comunque sogna il Paradiso sulla Terra, per una malintesa interpretazione della democrazia, che per natura si presta nel tempo ad un logorio così vasto e diffuso che finisce per travolgere ogni idea di democrazia scivolando via via nell’Anarchia? L’affermazione che ciò che esiste è di tutti, è temeraria. La realtà ci mostra il vero volto delle illusioni che crollano proprio di fronte al lavoro, infatti chi lavora e chi no o non vuole, chi risparmia e chi no, chi vale più o meno….

Restando in tema e premesso che l’ambizione, sulla base dei Valori Universali, è una leva necessaria alla crescita tesa comunque ad un’equa redistribuzione delle ricchezze, si è da tempo autodeterminato un appropriarsi di certi “diritti”, al punto che i paesi occidentali si nascondono dietro a facoltà monetarie, che a nostro avviso, sono in parte strumentali al punto che pur soffrendo, recitano benessere.      

L’arrogarsi dei “diritti impropri”, si traduce in una penalizzazione dei partner UE dell’area mediterranea. Senza far portare la croce ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo gli agricoltori devono alzare il capo, per puntare a fare chiarezza sulle politiche agricole Europee, per porre fine alle decisioni calate dall’alto e da paesi estranei alle spietate conseguenze derivanti dalla concorrenza dei paesi terzi con i quali sono numerosi gli accordi bilaterali (l’ultimo solo in ordine di tempo è il CETA – Accordo di libero scambio con il Canada – scattato il 21 Settembre scorso, l’ennesimo rito che la UE ha sottoscritto senza consultare gli agricoltori).

Ora più che mai, occorre mobilitare ogni intelligenza per far emergere i drammi e le contraddizioni che stanno decimando gli agricoltori e far spirare con loro l’agricoltura.

Già prima degli accordi agrumi, frutta, olio, cereali, pescato ed altri prodotti mediterranei arrivavano sulle tavole degli italiani da paesi extracomunitari, ma, nonostante le proteste, tutto tace, per le campagne tutto peggiora. Sono maturi i tempi di mettere da parte rabbia, odio, casacca e ribellioni, per ritrovarci tutti insieme e fare proposte perché le Politiche Agricole dell’Unione Europea vanno riscritte, tenendo conto delle diverse realtà, tradizioni, vocazioni e ambiente da coniugare con l’innovazione, lo sviluppo tecnologico, considerando che il Cibo ed altri elementi  che arricchiscono le mense del mondo, sono doni della natura ma arrivano sulle nostre tavole grazie all’impegno dell’Uomo.

Diciamo basta alle decisioni calate dall’alto.
Diciamo “NO” agli europei di ghiaccio che vivono beati nell’olimpo dell’ozio e dei vizi. Ancora “NO” a coloro che  agiscono da padroni del vecchio continente.
Bandiamo invidie e  gelosie corporative per cooperare e agire per migliorare l’Europa, coinvolgendo anche i non addetti ai lavori e cioè i comuni “cittadini”, che devono essere consapevoli dello sfaldamento che creerebbe il continuo esodo dai campi degli ultimi agricoltori, che vanno supportati per l’insostituibile lavoro a tutela dell’ecosistema.
Sporchiamoci le mani, impegniamo la mente perché il pianeta chiama e a questo appuntamento nessuno può mancare.