2020: COSA SI ASPETTA L’AGRICOLTURA

Dic 29, 2019 | News

Dichiarazione del Presidente Nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso

UNA CONFERENZA EUROPEA PER L’AGRICOLTURA

Dall’anno che verrà ogni persona si aspetta che le cose migliorino e non peggiorino. Sotto ogni tetto ci sono sogni e segreti, come in ogni stalla o in pieno campo. Non c’è agricoltore, anche se invero ormai siamo rimasti in pochi, che non si auguri che il nuovo anno sia senza disgrazie, che siano calamità naturali o procurate dalla non lungimiranza di gente che – come è facile immaginare – di tutto potrebbe occuparsi, ma mai di agricoltura, cibo e ambiente.

L’agricoltura è un prodotto dell’uomo. Ricca di valori non per l’involucro, ma per il contenuto. Stiamo vivendo, negli ultimi lustri, scenari incerti. Il sistema primario è squilibrato non solo nel nostro Paese, ma in tutti quelli dell’Unione Europea. Ad avere le carte del gioco in mano sono gruppi organizzati in autentiche lobby capaci di fare pressioni, di influenzare, di imporre orientamenti e scelte che determinano uno squilibrio pericoloso, dove ad una sparuta minoranza di soggetti è stato consentito di impadronirsi di oltre l’80% della superficie agricola utilizzabile nell’intera Unione. Il resto delle terre viene coltivato da piccole aziende a conduzione familiare, dette anche fattorie.

Di recente il Commissario all’Agricoltura della rinnovata Commissione Europea, il polacco Janusz Wojciechowski, ha dichiarato che «dal 2005 al 2015, nell’Unione Europea ogni giorno sono scomparse 1000 piccole fattorie. Di contro sono aumentate le aziende con oltre 100 ettari”. Questi dati sono un mix che preoccupa fortemente e danno la misura di come la politica agricola comunitaria – PAC – così come è impostata, abbia raggiunto obiettivi diversi dall’idea di produrre cibi di non comune eccellenza, garantendo un equilibrio tra le diverse produzioni ai consumatori, senza sacrificare oltre all’ambiente anche – in modo irreversibile – i piccoli agricoltori.

Del resto i numeri sono pietre. Per rimediare visibilità anche noi potremmo puntare i piedi e chiedere un nuovo “piano nazionale di politica agraria”, lamentando la situazione nella quale si trova costretta ad operare l’agricoltura italiana, le difficoltà economiche, il calo dei redditi e la crescita dei costi di produzione, gli effetti della globalizzazione e le mutate esigenze dei consumatori. È altresì evidente la mancanza di chiare ed efficaci scelte di politica economica rivolte al sostegno del sistema primario.

Sarebbe, come spesso accade nelle maxi iniziative, un continuo parlarsi addosso con soluzioni fantasiose e miracolose. Piuttosto gli agricoltori sono preoccupati che la riforma della Politica Agricola Comune possa introdurre il concetto della “flessibilità” e portare alla rinazionalizzazione della PAC; sarebbe un danno incommensurabile e un preludio per la fine delle attività agricole.

La riforma, invece, dovrebbe necessariamente rimodulare i criteri con i quali vengono veicolati gli aiuti, di cui i primi beneficiari dovrebbero essere i piccoli agricoltori. Occorre essere consapevoli di questa dimensione della spesa, in modo che la pubblica opinione abbia piena coscienza della qualità del lavoro agricolo e del suo sostegno, anche dal punto di vista della conservazione e riproduzione delle risorse naturali, acqua e terreno agrario in particolare. Questa operazione si deve inquadrare nell’ambito di una politica per il territorio e per l’ambiente che, senza essere punitiva per la produzione, sia pienamente rispettosa della conservazione delle risorse naturali.

La qualità di un territorio è garanzia e condizione necessaria per la qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari. La politica delle monocolture estensive che prevedono l’impiego di pesticidi andrà prossimamente a finire. La stessa Unione europea sembra rendersene conto. L’auspicio è che inserisca presto forti disincentivi e sanzioni per chi ne fa uso senza uno scadenzario dal quale si deve evincere il perché fa questa scelta. L’agricoltura è “bene comune” e solo se è pulita può garantire un ciclo sostenibile, nel quale convivano e dove traggano il giusto profitto tutti gli attori coinvolti, i cittadini e l’ambiente. .

BASTA AGRICOLTURA INDUSTRIALE

Bisogna fare sul serio: AMBIENTE E BIODIVERSITÀ vanno difesi! Occorre ripartire da una concezione di “agricoltura innovativa” al passo con i tempi. Non ricerca strumentale a scapito del creato, ma impegno serio per raggiungere la sostenibilità di un Pianeta che muore.

La strada da percorre è ben visibile e tracciata, noi chiediamo che si ponga fine all’arrembaggio, non solo a Bruxelles. Chiamiamo in causa il Consiglio Europeo e il Parlamento di Strasburgo affinché si guardino insieme agricoltura, ambiente, comunicazione e indotto, e si metta in pratica una riforma della Politica Agricola Comune (Pac) che sia in grado di affrontare l’attuale crisi ambientale e climatica e che punti ad accelerare la transazione verso un’agricoltura sostenibile e su piccola scala.

Facciamo nostra la lettera del mondo scientifico inviata il 5 novembre al Parlamento Europeo. La facciamo nostra come l’ultimo atto. Si narra che il 23% del territorio dell’Unione sia sensibile alla desertificazione dovuta allo sfruttamento improprio della terra. Il declino della produzione agricola è l’impoverimento del sistema ambientale.
È inaccettabile che nel XXI secolo i bambini possano ancora morire di stenti e di fame. Non è più tollerabile che i governi e le agenzie si facciano condizionare dai mercanti del cibo. Spazio alla ricerca applicata. Stop alla manipolazione e all’informazione pilotata.

IL NOSTRO NON E’ UN APPELLO ALLA POLITICA MA UN IMPEGNO COMUNE PER SALVARE LE POPOLAZIONI E IL PIANETA:

È INDEROGABILE UNA CONFERENZA EUROPEA CHE AFFRONTI CON DETERMINAZIONE LA REVISIONE DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE.
Le piccole aziende a condizione familiare stanno definitivamente scomparendo.

La Pac deve puntare al ricambio generazionale e alla tutela del reddito dei piccoli agricoltori.

La politica agricola europea sino ad oggi ha sempre finanziato le filiere senza distinzione tra chi produce e chi fa speculazione. É innegabile che gli stanziamenti maggiori e sicuramente meno profittevoli sono andati alle agroindustrie, per non parlare poi dei possedimenti principeschi e dei vari scali aeroportuali che hanno assorbito le risorse da destinare agli agricoltori.

BASTA RISORSE A CHI NON PRODUCE CIBO!

SIAMO EUROPEISTI, CONVINTI CHE SOLO L’EUROPA POSSA ESSERE UN RIFERIMENTO PER LE NUOVE GENERAZIONI PONENDO AL CENTRO L’UOMO COME FARO PER IL FUTURO.

PRIORITÀ ALLA AGRICOLTUTRA PULITA!

PRIORITÀ ALL’AMBIENTE E ALLA SALUBRITÀ!

CIBO PER TUTTI ANCHE NEL RESTO DEL MONDO!

Andrea Michele Tiso
Presidente Confeuro

Roma 29 dicembre 2019