Agri-che?

Gen 19, 2016 | News

L’agricoltura, questa sconosciuta, è oggi più che mai sui fondali del vivere quotidiano: i giornali non ne parlano, la tv neppure e le radio figuriamoci. A farla da padroni infatti è la polemica politica sterile: di quello che ha litigato con quello e ha detto male di quell’altro. E intanto i problemi crescono e divengono ogni giorno più difficili da superare.

A breve il ministero per le Politiche Agricole cambierà nome. E quindi? Che cosa ne viene alle 900milioni di persone che soffrono la fame e ai 150milioni di bambini sotto i 5 anni che patiscono la denutrizione? E per i piccoli agricoltori, poi, che cosa cambierà? Presto detto, nulla. Oggi se non sei uno che esporta o che ha un santo in paradiso (Camera, Senato o qualcosa di analogamente importante) non vai da nessuna parte.

E allora mio caro agricoltore a cosa ti serve svegliarti alle 4 del mattino, coltivare solo cose di qualità, occuparti dei campi e del territorio? Te lo ripetiamo: a nulla. Il merito che ti sarà riconosciuto è talmente poco che non basterà nemmeno a farti avere un contributo Pac, quindi figuriamoci per ottenere qualche finanziamento importante.

La verità è semplice e dal governo e dal ministero (comunque si chiami) te l’hanno detta forte e chiara: devi chiudere per fare spazio alle grandi aziende del settore. Basta con le tue minuscole pretese, con le tue rivendicazioni e con la storia che sei stato tu a piantare le radici di questo Paese. Il tuo tempo è finto ed è ora di sparire nei campi dai quali sei venuto per far posto al progresso. Il messaggio è inequivocabilmente questo (Expo docet).

Ma ora proviamo a sovvertire questo schema e facciamoci un’altra domanda: quanta paura possono fare degli omuncoli che non hanno mai lavorato in vita loro, insieme alle loro leggi, ai loro intrallazzi e alle loro nefandezze a uno che è abituato a svegliarsi alle 4 del mattino e ad avere la schiena piegata dalla fatica? La risposta è semplice (ora se volete nella vostra testa potete riprodurre il suono di una pernacchia).