«AGRICOLTURA FASTIDIOSA»

Mar 15, 2019 | News

… “Piove Governo Ladro” …

Sono anni che l’agricoltura langue. Gli agricoltori sono disperati e le aziende , fino a 60 al giorno, chiudono.

Consentiteci di aggiungere che l’imprenditoria agricola è in crisi e non per mancanza di lavoro, voglia e opportunità, ma per carenza di attenzione di chi in passato ha promesso e non ha mantenuto.

Si è scritto di tutto e di più, si è data parola e penna a uomini di scienza, ma anche a ciarlatani. Questi più chiassosi e convincenti dei primi, come sempre avviene in simili casi. Alla fine comunque, esce perdente l’agricoltura.

Non molto tempo fa era in voga l’imprecazione: “piove governo ladro”, oggi possiamo affermare che in essa c’è un fondo di saggezza popolare che preannuncia come un evento meteorologico come la pioggia, quando diventa una calamità naturale e provoca alluvioni, frane, crolli, vittime e danni, coinvolge fatalmente chi governa o non governa il territorio.

Nel corso del Nuovo secolo si è diffusa una visione puramente monetaria del sistema agricolo che ha cancellato ogni differenza tra biodiversità, armonia, bellezza, vita. I terreni sono divenuti oggetto di speculazione su cui le banche danno credito, i sindaci fanno voti, i padroncini realizzano soldi facili e la rappresentanza biforcata baratta tutto per progresso, fino al disastro.

Il sapere qualitativo della “Civiltà Contadina”, in grado di gestire la complessità, è stato sostituito dal complicato meccanismo industriale e poi, oggi, dall’oppio finanziario. 

La fantasmatica ricchezza di pochi (sostitutiva della santità medioevale) sembra dominare sull’infelicità della moltitudine umana; che anziché fuggire da tale demoniaco potere, ne è schiava volontaria.

C’è, però chi resiste, sviluppando valori autonomi, diversi, cercando nella libertà del pensiero la distinzione tra la qualità vitale del progresso civile e il degrado quantitativo che spezza il legame tra finanza ed economia. 

Quando il danaro resterà l’unico parametro per definire la realtà, l’agricoltura sarà finita.Per fortuna ci sono ancora agricoltori sani, che mantengono sulle loro spalle la cura della terra, dell’acqua e dell’aria, la disinquinano e producono cibo autentico. Per fare ciò che fanno devono avere una cultura della complessità che nessun industriale, banchiere, commerciante o scienziato, nemmeno s’immagina di sognare. Senza agricoltura non c’è né civiltà né progresso, il futuro resta un semplice avverbio di tempo.

Di fronte a queste reali prospettive, prendere atto che un batterio divide, fino al punto di spaccare parte della rappresentanza, è un gravissimo segnale, nel senso che dopo 60 anni di Europa nulla hanno insegnato alla vecchia e nuova classe dirigente indipendentemente dai colori delle casacche.

Separatismo prima di tutto, poi c’è la Xylella fastidiosa che ha colpito l’arcobaleno dei presunti titolari di un mondo che, di agricoltura, mastica sempre meno. Certamente la politica ha la fetta del cocomero più grande. Intanto dai pulpiti, involontariamente, tutto diventa un unico problema. Gli esperti: «La Xylella è sempre più pericolosa, non ci sono rimedi miracolosi. Perché, come riporta la bibliografia, per portare a compimento il “lavoro”, il batterio non può fare tutto da solo, ma ha bisogno di uno o più insetti che lo trasportino da un organismo vegetale ad un altro. Dei possibili insetti vettori, in Puglia finora ne è stato individuato uno –  Philaenus spumarius L. – volgarmente detto “sputacchina”. Il batterio penetra nei tessuti della pianta “ospite” attraverso microlesioni sul lembo fogliare provocate dal suo vettore, un insetto che trasmigra nei vasi legnosi che trasportano la linfa grezza, all’interno dei quali prolifera attivamente fino ad occluderli, interrompendo il collegamento tra radici e chioma e finendo per uccidere la pianta.»

Gli olivicoltori pugliesi stanno già pagando un prezzo molto alto per le migliaia di olivi uccisi direttamente da Xylella e le migliaia di esemplari di olivi e altre specie sani o presunti tali e abbattuti a scopo preventivo. Senza contare la minaccia che incombe su ciliegi e mandorli, specie ugualmente sensibili a Xylella. Protestare è importante, sensibilizzare chi dovrebbe è un dovere. Tutto il resto è facoltativo.

Da notare che le Associazioni agricole, finalmente, hanno dichiarato lo stato di agitazione dell’intera categoria e stigmatizzato il ritardo negli interventi da parte dell’Unione Europea, del Governo italiano e soprattutto della Regione Puglia. 

Senza aggiungere sale, né condimento, c’è una zuppa in cottura da anni chiamata con il soprannome “meno soldi per la spesa pubblica”, volgarmente anche i nostri attaccanti preferiscono “Spending-review”. Niente di nuovo sotto il sole: di revisione della spesa si parla solamente in campagna elettorale, quando si possono sparare cifre iperboliche e fa comodo dire che si metteranno mano agli sprechi e ai privilegi, senza ovviamente dire quali. 

Blandita in campagna elettorale, dimenticata un minuto dopo, la revisione della spesa è da sempre una specie di chimera. Poi succede puntualmente che per l’agricoltura non ci sono soldi e … tutti in coro: “È colpa dell’Europa”!

Come rimedio la solita “patacca”, come il taglio degli stipendi ai parlamentari. Nei cassetti di Palazzo Chigi c’è “inguattato” il piano Cottarelli che prevede 7,2 miliardi di tagli negli acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione, 2 miliardi di risparmi attraverso costi e fabbisogni standard per gli enti locali: la guerra all’evasione fiscale e i tagli al personale dei corpi di polizia per altri 1,7 miliardi. 

Le cose serie, non portano voti, scontenti per scontenti anche i “gialloverdi” hanno scelto di buttare a mare gli agricoltori. Del resto, se al mondo siamo 126esimi su 136 Paesi, per qualità della spesa pubblica – davanti solamente a Paesi come  Brasile, Ciad e Venezuela – qualche motivo ci sarà.