DALLA PARTE DEL TORTO

Mar 8, 2019 | News

“Il tempo ti giusta e, il tempo ti guasta”

Ancora nubi all’orizzonte che annunciano temporali e tempeste. In una parola “sanzioni” miliardarie per i cittadini italiani!! Scenari già visti e tutt’ora presenti. La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue per il mancato rispetto della direttiva sulla qualità dell’aria e per non aver applicato la direttiva sulla depurazione delle acque di scarico.

Guai seri che ci trasciniamo da 20 anni, così come corpose saranno le sanzioni che la Corte dell’AJA comminerà al Bel Paese. Ci ritorna in mente che c’era una volta molto tempo fa, un continente in cui scorrevano «fiumi di latte» e maestose «montagne di burro». Era la favola delle quote latte, con un triste finale per i cittadini, e cioè circa 4 miliardi di euro da pagare a causa di quelle poche migliaia di allevatori che hanno ignorato le regole e di alcuni politici che gli hanno detto che avevano ragione a farlo.

Tutto risolto! Assolutamente no!! Prima di tutto vogliamo riadire la nostra solidarietà e vicinanza agli Agricoltori Italiani ed Europei e naturalmente ad Adelino Cardioli, sottolineando che condividiamo le preoccupazioni per il futuro dell’agricoltura Italiana ed Europa. Poi aggiungiamo che, al di là del campanile, bisogna salvare tutta l’agricoltura del Pianeta.

Cardiol,i ortofrutticoltore del Veneto, grida al mondo: Salviamo l’agricoltura italiana!

“Scrivo questo messaggio, ha riportato FreshPlaza perché, proprio come voi vivo, stagione dopo stagione, la perdita di remunerazione dei nostri prodotti ortofrutticoli! Tra le cause anche quella che fa si che molti Paesi europei possano produrre la nostra stessa frutta o verdura a costi notevolmente inferiori ai nostri”. Poi con il fiatone “Dobbiamo dimostrare, specialmente a chi pensa che noi non contiamo più nulla, che le attuali politiche ci stanno portando al baratro! Siamo in Europa per essere uniti, ma alla fine ci sono regole e costi completamente diversi! È ora di cambiare!”. Come produttore italiano chiede l’adesione trasversale all’intero Indotto e sollecita le Organizzazioni agricole a fare la loro parte. Dal Veneto con furore, scendendo verso il tacco dello Stivale : “di agricoltura non si vive”. Ci sono vigneti, carciofeti, ortaggi e frutta ormai abbandonati.

“Avrò avuto al massimo dieci anni- racconta un anziano agricoltore – ho sempre lavorato in campagna e prima di me mio padre e mio nonno. Non conosciamo altro mestiere, ma se devo dirla tutta, un tempo si riusciva a campare oggi non più”.

Subito dopo con rammarico: “In questo momento sono arrivati gli avvisi di pignoramento perché non abbiamo pagato i tributi, e poi come facciamo a pagare per un servizio che non ci viene dato?”. L’imposta è dovuta per il servizio di pulizia dei canali pluviali che attraversano i terreni, ma gli agricoltori dicono che i canali non vengono ripuliti da anni e che ogni volta che piove esondano perché sono pieni di vegetazione e detriti. L’acqua dei canali invade così i campi e nove volte su dieci il raccolto si perde.

In campagna è un’avventura, perché dipendi dal tempo, dipendi dai problemi che incontri, dipendi dalle spese che ogni giorno aumentano. Viviamo di speranza, per coltivare devi investire soldi, se ci va bene mangiamo. C’è un detto tra gli agricoltori: il tempo ti giusta e il tempo ti guasta”.

Eppure, nonostante le difficoltà, un giovane ha fatto dell’agricoltura un’occasione di lavoro!

“Mi alzo la mattina alle 4.30 – racconta – ma la giornata è lunga. Mi occupo dei campi e della vendita dei miei prodotti. Qui vengono a rifornirsi i grossisti, mi pagano un carciofo 20 centesimi, ma al supermercato li vendono anche a 90. Chi ci guadagna veramente sono loro. Ho il diploma di ragioniere, ma come tale non ho trovato nulla”. Poi aggiunge: “per fortuna che le braccia mi aiutano a produrre tra queste zolle riarse dal sole. Sono le braccia dei giovani stranieri che si offrono di lavorare per 4 – 5 euro l’ora. Diversamente si perderebbe tutto, perché gli italiani non ne vogliono sapere”.

Noi ci mettiamo dalla parte del “TORTO”. Facciamo rilevare che se siamo giunti alle attuali condizioni è stato ed è un problema di scelte politiche, non di risorse (“stimolano “ le importazioni ed affossano il prodotto nazionale). Aggiungiamo le scelte di politiche nazionali miopi, ovvero nessuna scelta per lasciare tutto in mano a chi ancora oggi pretende di dirigere l’orchestra sfilandosi dall’accordo Ministro – Pastori sardi. Tutto questo mentre sono tutt’ora presenti la Xylella e idanni da maltempo. Problemi atavici e chissà perché mai risolti.

Il reddito agricolo delle aziende nostrane è in caduta libera, le statistiche riportano che ogni tre minuti un’azienda agricola nostrana chiude i battenti: o perché fallita o perché svenduta.

C’è ancora troppa polvere sotto il tappeto, si eviti di coinvolgere gli agricoltori onesti, e se a pagare saremo noi cittadini va detto chiaramente.

Dell’Agricoltura italiana e dei nostri prodotti si dicono tante cose, cose che restano . Senza superbia né accuse, ma è circa 1/3 di secolo che i vari governi ci riempiono di parole, la cosa che ci lascia pensare è proprio il fatto che tutti dicono le stesse.