AGRICOLTURA IN COSTUME

Feb 28, 2019 | News

Di agricoltura ormai si parla a vanvera. Nel frattempo ci sono gli agricoltori che quotidianamente affrontano i vari ostacoli che la natura mette tra la voglia di lottare e la speranza di raccogliere e gli esaltati che seguono il verso del vento. Piccoli padroncini, con il petto gonfio e l’aria di sufficienza, invasati, presuntuosi e corporativi, “pataccari” con il pallino di annettere il Meridione. Se diamo un’occhiata ai risultati delle elezioni politiche oggi c’è un Sud che ha chiaramente espresso un voto di contestazione, di rigetto, conscio che sta ancora subendo un “saccheggio£ architettato ad arte proprio dai sovranisti.
I numeri sono agghiaccianti!

In dieci anni, solo sulla spesa ordinaria, lo Stato italiano ha sottratto al Meridione circa 1000 miliardi di euro, equivalenti a 150 ponti sullo Stretto. L’ emorragia non si è mai fermata, ogni anno vanno via almeno 40mila giovani meridionali che sono nati e cresciuti in quei luoghi. Con loro vanno via uomini e valori, mentre il solo pensiero che a Sud non ci sia futuro, magari studiato ad arte, diffonde un senso di costernazione, per non dire rassegnazione.

Ma l’Italia non è mai stata unica, è sempre stata un Paese diviso fin dal giorno successivo alla dichiarazione di unità. La storia riporta candidamente che il saccheggio delle risorse meridionali è avvenuto dal 17 marzo 1861. Da allora non è cambiato nulla. Sono cambiati solo i trucchi con cui i governi ci nascondono questi furti. Sapete come vengono calcolati i finanziamenti per la manutenzione stradale nelle città? Non in base ai chilometri o al numero delle auto che le percorrono, ma in base al numero dei dipendenti di aziende private sul territorio. E così Napoli, che ha il doppio delle strade rispetto a Milano, riceve la metà dei fondi. E i finanziamenti per gli asili nido? Vengono garantiti in base al numero degli asili già presenti. Così si aiuta chi ha già le strutture, ma non chi ha più bambini.

Quando nel 1860 i piemontesi sono arrivati al Sud hanno applicato lo stesso piano. Da quel momento quelle terre sono state private di porti, strade, infrastrutture. Si tratta di un disegno politico che ha un secolo e mezzo di cronaca.
In questi anni abbiamo visto fondi europei rastrellati dai governi di centrodestra e portati al Nord. Un miliardo destinato alla ricerca finito a finanziare le compagnie di navigazione del lago di Garda e le industrie d’armi del bresciano. Le multe per gli splafonatori delle quote latte, nel Nord, sono state pagate con i soldi destinati al Sud.

Nei giorni scorsi, il latte versato a quintali dai pastori dell’isola ha bucato il video degli italiani e agitato le acque di quella politica che ha promesso un prezzo minimo per decreto.
Ogni pastore conosce le sue pecore, cosi come ogni agricoltore conosce i propri campi. Ma anche al più esperto possono sfuggire situazioni problematiche che, con il passare del tempo, se non si interviene prontamente, possono causare danni a volte irreparabili. Non sempre le tecnologie sono il toccasana, il sopralluogo ‘umano’ rimane fondamentale e risolutivo.

L’alimentazione e la sua qualità sono fondamentali per il benessere e la salute dei consumatori. Ciò che indigna è il ruolo recitato dalla calca dei “tutor” che si ostinano ad accostare la realtà ad una rappresentazione teatrale. Come quella de “I Mesi” di Cercepiccola (CB.) In breve è una mascherata popolare a cavallo in cui ben trentatré figuranti vengono chiamati ad interpretare i dodici mesi e le quattro stagioni. L’evento si configura inizialmente come un rito propiziatorio in cui i contadini mettevano in scena il ciclo produttivo dell’anno agricolo. In tanti addobbano il proprio destriero ed i corpetti da indossare con chili d’oro prestati dai cittadini come forma di partecipazione della comunità.

La manifestazione, che si svolge generalmente l’ultima domenica di carnevale, è una forma di drammatizzazione popolare a cui partecipano tutti in costume. In groppa ad asini e cavalli riccamente addobbati con coperte e pennacchi ci sono circa trentatré personaggi: due pulcinella, un arlecchino, due cenciunari (straccioni), un presentatore, un direttore d’orchestra, un numero variabile di orchestrali (cavalcano asini); un nonno (il secolo), un padre (l’anno), dodici mesi e quattro stagioni.

Chissà come gli agricoltori, rappresenterebbero questa notizia.
XYLELLA, 4 MLN DI ALBERI MORTI E IMPRODUTTIVI, 50MILA ETTARI DESERTIFICATI, PERSO IL 10% DELL’OLIO ITALIANO. Di tanto narrano i gli stessi “tutor” multicolori.

“Siamo davanti ad una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata in sinergia tra Unione Europea, Governo e Regione senza perdere più tempo. Ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere completamente la nostra olivicoltura”.
Ciò che non torna è la tempestività dell’allarme. Era il mese di Ottobre 2013, quando una e-mail del Dirigente dell’Osservatorio Fitopatologico Regionale, informava del “Disseccamento rapido degli olivi”, in Puglia.