TERRA, DENARI …E FILO SPINATO

Mar 22, 2019 | News

siamo la civiltà del benessere, in cui non si soffre più la fame, si fatica meno, non ci sono ideali, senza radici, siamo come apolidi che si è figli di nessuno. In questo contesto nascono figure vendicative e timorose di verità, come i nuovi agricoltori, travolti dall’idea di far sempre più soldi, orfani del senso dell’onestà e più propensi ai richiami nazionalisti accostabili al nero.

Immemori del passato, apatici nel presente, incapaci di immaginare un futuro che non sia solo quello nell’idea di far soldi ad ogni costo. Van bene gli “sghei”, perché quando non ci sono e servono sono dolori, ma ridurre tutta una vita all’unico valore monetario è sprecarla inutilmente. Poi ci sono soggetti rari che il poeta descrive come “aborti del peccato”, gli fa eco il narratore che nei versi li considera animali rari, bestie intinte di fango e rifiuti; al punto che il poeta preferisce gettare la penna. Meglio il silenzio, anche il narratore non scrive e non parla, dà un’occhiata e disdegna ogni narrazione.Gente che ha rubato la terra ai contadini, con un solo scopo: fare soldi!!

Un vecchio saggio diceva: “Il progresso non si può fermare, ma si tratta anche di vedere a che prezzo si progredisce”. Certo, nessuno ormai può rinunciare alle comodità, al cibo eccellente, all’auto di lusso, alla vacanza, ma tutto questo ha un prezzo che non è quello monetario che si deve saldare per fruire di questi benefici, ma è un male in verità assai subdolo che soffoca i sentimenti con gli interessi.

Con la distruzione della civiltà contadina è morta una famiglia, un’idea di vita. È morta un epoca che privilegiava la natura ambiente, terre, cibi genuini. Niente di niente, all’orizzonte: un’epoca è finita e dopo di essa non ne nasce un’altra.
Viviamo nel mondo della decadenza. Dirlo non gratifica, ma è necessario prendere le “distanze” da soggetti che si dicono futuristi, ma che non vivono, bensì vegetano perché incapaci di disegnare ponti che uniscono.

Questi neo “Don Rodrigo” non sanno niente di come vivevano i loro padri e non sanno niente di quel che successe ai loro nonni: guerre, invasioni, resistenza, lavoro, sacrifici, miserie, genocidi, patimenti, grandezze, cultura, dei padri e dei padri dei padri. C’è da aggiungere che il Nord è la parte d’Italia a maggiore concentrazione industriale, colpita però dal morbo – “I danè sopra ogni cosa”.

Così per esempio, a parole, nessuno vuole gli extracomunitari, e poi invece ti trovi di fronte a schiavi di colore che vengono sfruttati da leghisti benestanti. Naturalmente rigorosamente in nero!

Giuseppe De Rita (…) ricorda che già nel 1845 si diceva che l’Italia era un “semenzaio di nazioni”, così com’era, l’Italia non poteva restare. Così com’è, non resterà! Siamo oltre i centocinquant’anni che l’Italia è un paese unito, a mano armata, sull’idea della minorità del Meridione e dei meridionali. Del resto però la “verginità etica” i presuntuosi che governano se la sono “fuffata”  già nel lontano 2003, con il fallimento della Credieuronord, la banca di «partito» scomparsa insieme ai soldi dei tanti militanti che avevano investito in prima persona nel progetto.

Ormai il morbo si è esteso a tutto il Nord, e si sono accentuate le differenze, al punto che a noi del Meridione non possono bastare le semplici distanze- Rigettiamo l’idea che viviamo nuovi tempi dove tutto va buttato via. Noi non ci vergogniamo del passato, perché pur nella miseria c’era tanta dignità. Avversione? A dir poco riluttanza!

Il Meridione riparte se si isola concretamente da un Nord ormai “malato” di schizofrenia, alternata ad “Alzheimer”, spesso in stato confusionale e unito da un becero strabismo camuffato da una marionetta con la spada tratta. Al “muro” costruito dai soldatini per continuare a scippare il Sud, passando per Roma ladrona, forse è il caso di aggiungere più di un rotolo di “Filo Spinato” per rimarcare “la lontananza biblica” da un Nord che da solo diventa il Sud di Austria – Svizzera – Francia.

Anche se fossimo l’ultimo paese dell’Europa Unita, ma non dovendo più far media con il reddito dei Nordisti, diverremmo immediatamente il paese europeo ad avere diritto agli incentivi per la crescita per uno sviluppo ragionato e concreto.

L’utilizzo del filo spinato negli USA comportò un cambiamento radicale nella lotta tra grandi allevatori e piccoli agricoltori. Tra mandriani delle grandi praterie e le loro scorribande di bovini, contro la messa a coltura del suolo dagli agricoltori, che usarono il filo spinato che a breve si rivelò per questo fine un utilissimo strumento.

Ma per restare ai nostri giorni rieccoci con la Moratoria sulle multe non pagate dagli splafonatori  per le Quote latte. Certo, non si tratta dei pastori sardi, per i quali non c’è trippa per gatti. Intanto il Ministero delle Politiche Agricole sta tutelando gli agricoltori del Nord che fanno latte con stalle senza terra

Non sfuggirà la tattica di due pesi e due misure che il dicastero agricolo a trazione Lega rinnova come segno “distintivo” per gli allevatori del Nord.
Per il meridione, non c’è nulla. Del resto, se una confezione di passata di pomodoro da oltre mezzo litro costa meno di 0,40 centesimi di euro, un motivo ci sarà, no? 

Non c’è alcun provvedimento per frenare l’arrivo di Pomodorini e Datterini prodotti chissà dove e chissà come (Cina, Africa: fate voi!). 
I centri commerciali italiani sono pieni di “Olio extra vergine italiano” al prezzo di 6 euro, 5 euro, 4 euro e persino 3 euro a bottiglia: cosa impossibile. Minimo una bottiglia di “olio” deve costare il doppio.

Siamo in primavera e la frutta, anche per il solleone, ce la mandano: Africa, Asia e persino i paesi dell’Est Europa, insomma un’invasione! Nel merito minimo il ministro si impegnerà alla stessa stregua delle ‘Quote latte’?

Invece niente, perché noi del Sud siamo figuranti e commercializziamo i prodotti importati, li manipoliamo e mettiamo l’etichetta “Made in Italy”.  Un po’ come la storia dei giovani che nessuno vuole ascoltare al punto che si è capovolta al contrario e ora sono loro che non vogliono dirci niente.