AGRICOLTURA IGNORANTE

Gen 26, 2018 | News

Qui al posto della terra ci sono sassi, non piove da tempo immemorabile, il clima è arido, gli alberi di 40 anni sono nani, tutt’intorno sembra fumo secco. A malapena si scorge un cartello “conservatoria prodotti della terra”: “Provare per credere”. Nella fattoria di Pascal Poot sulle alture francesi di Lodève (Hérault), puntualmente in ogni estate, i pomodori gialli a pera e i neri di Crimea crescono in abbondanza.

Parliamo di prodotti straordinari, coltivati da un uomo straordinariamente capace. Senza irrigazione, malgrado la siccità, senza tutore, senza pesticidi né concimi: eppure una di queste piante produce in media circa 30 kg. di pomodoro.

L’inverno è già alle spalle, è giunto il momento di seminare. Poot, uomo di oltre 50 anni, figlio di agricoltori e senza un’istruzione, sembra un “pischelletto” nonostante gli anni. Il tempo per lui si è fermato.

Da bambino ha allevato pecore e coltivato castagneti prima di specializzarsi nelle sementi. Oggi semina su del terriccio, dentro una serra: mette i vasetti su un enorme mucchio di letame fresco, la temperatura nei giorni successivi arriverà a 70 gradi, riscaldando la serra e permettendo la germinazione dei semi.

La tecnica del letto caldo è molto antica, permetteva agli orticoltori del XIX secolo di raccogliere meloni in città dalla fine della primavera, e consente oggi a P. Poot di far germinare ogni anno migliaia di piante di pomodori, zucchini, peperoni. Poi Poot li mette in piena terra e non se ne occupa più fino alla raccolta.

Pascal racconta «La maggior parte delle piante che oggi chiamiamo erbacce erano piante che si mangiavano nel Medioevo, come l’amaranto o il dente di cane. Ho cominciato a piantare pomodori su un terreno pieno di sassi vent’anni fa, e all’epoca non c’era una goccia d’acqua. Tutti pensano che facendo così le piante muoiano, ma questo non è vero, in effetti tutte le piante sopravvivono. All’inizio abbiamo pomodori piccoli, ridicoli. Bisogna raccogliere i semi dei frutti e seminarli l’anno seguente. Allora si cominciano a vedere veri pomodori, possiamo raccoglierne 1 o 2 kg per pianta».
Poot seleziona le sue sementi in un contesto molto difficile e di stress per le piante, e ciò le rende estremamente tolleranti, migliora le loro qualità gustative e fa sì che i nutrienti siano più concentrati. Oltre a ciò lui coltiva diverse centinaia di varietà differenti, pochi agricoltori hanno una conoscenza così vasta.
“Il principio base è di mettere le piante nelle condizioni in cui vogliamo che crescano”- dice Poot.

Il segreto di Pascal è la pazienza e la capacità di capire il clima che vive in quel periodo, e quindi ricavare il seme con una percentuale di germinazione che va dal 98 al 100%.

“Il lavoro di selezione dei semi – racconta – dimostra che siamo in grado di far crescere la pianta in condizioni molto particolari . Ma l’agricoltura moderna ha perso di vista che tutto questo si basa sulla capacità di adattamento. In un contesto di rapidi cambiamenti climatici e ambientali il mondo agricolo avrà bisogno di questo.

Pascal senza riserve spiega come si fa.

“Bisogna raccogliere il frutto più tardi possibile, appena prima del primo gelo, così avrà vissuto non solo la siccità estiva , ma anche le piogge autunnali.
Il pomodoro è molto speciale. Quando si apre un pomodoro, i semi sono in una specie di gelatina, come un bianco d’uovo. Questa gelatina impedisce ai semi di germogliare all’interno del frutto che è caldo e umido. I semi non germoglieranno fino a quando la gelatina non sarà marcita e fermentata.
È necessario dunque far fermentare i semi. Per questo bisogna aprire il pomodoro, togliere i semi e lasciarli per alcune ore nel loro succo, per esempio in una ciotola. Successivamente ci sarà poi una fermentazione lattica. Dobbiamo monitorare la fermentazione come il latte sul fuoco, può durare tra 6 e 24 ore ma non deve formarsi della muffa. Poi, se prendendo un seme col dito si stacca bene dalla gelatina, allora è pronto. Si mette il tutto in un colino da tè, si lava con l’acqua e si mette ad asciugare”.

Quanti di noi che si dichiarano agricoltori moderni forse dovrebbero prima apprendere e conoscere meglio la natura e, proprio come un fatto di cultura, sapere che la produzione è prima legata alla capacità di adattamento delle piante e solo dopo si dovrebbe passare alla concimazione, al diserbo e ai trattamenti “veleni” che oltre alle patologie, colpiscono tutto il resto.

Accanto ai droni, ai robot, ai trattori intelligenti, alle microspie, agli allarmi, alle semine di precisione, all’agricoltura 4.0, al digitale e alla banda larga, bisognerebbe conoscere meglio la natura: è questa la patente per parlare di agricoltura.