AL SANTO AGRICOLTORE

Ott 31, 2018 | News

Gli scritti riportano notizie del Santo patrono dei contadini e della città di Madrid risalenti al 1260.
Secondo queste fonti, Isidro Labrador nasce a Madrid intorno al 1070 da genitori poveri.
Da giovanissimo Isidoro sceglie di dedicarsi all’Agricoltura fino ad assumere la conduzione di una grande azienda, senza mai smettere di coltivare la terra. Sposa Maria De La Cabeza, la quale le dà un figlio, salvato miracolosamente dopo essere caduto in un pozzo dalle preghiere di Isidro e di Maria. Nel 1622 Isidoro l’Agricoltore viene canonizzato da Gregorio XV.
Le reliquie di sant’Isidoro si trovano ora nella cattedrale di Madrid, città di cui è patrono.

“…Conosco le tue gesta, lavoro, pregare e donare il raccolto, ai bisognosi di ogni terra, di ogni lingua, anche se solo Ciechi, Sordi o Muti. Anch’io nella mia breve esistenza, ho incontrato gente di ogni tipo. Gente disperata, truffata, raggirata, da altre sagome che sghignazzano e li beffeggiano, bestialmente. Nella mia esistenza ho incontrato animali di ogni tipo, principalmente asini, muli, razze bastarde, ma non riesco ad intravederli in nessuno di queste bestie. Nella mia esistenza ho incontrato cani di ogni di razza, quelli che abbaiano e scappano, altri ringhiano e si allontanano, quelli più feroci che minacciano e non ti attaccano, ma non riesco ad intravederli in nessuno di questi “rabbiosi”. Il tempo che mi resta corto, mezzano o lungo, ho deciso di andare ovunque, in giro per il Pianeta anche negli anfratti più nascosti, avvalendomi di una guida anonima, ma esperta di trucchi e raggiri, capace di fingere e non farsi scoprire, si muove al buio del sole ed è sicura che queste bestie hanno un nome e sono conosciute. Alta è la tua fama, grande il tuo mantello, pur famoso non sei stato raggiunto dalle preghiere degli agricoltori che in tanti non sanno di Sant’Isidoro – l’Agricoltore…”

L’agricoltura mondiale, europea e nazionale, negli ultimi lustri ha subito una accelerazione a beneficio della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dei pochi che fanno export, il terzo incomodo, invece, è stato abbandonato al suo destino. Io appartengo al filone dello scarto e prima di soccombere chiedo aiuto al mio santo protettore. Ma prima di domandare, voglio chiedere perdono per il tempo sprecato, per i soldi spesi male e per le parole inutili, chiedo perdono per le opere vuote, per il lavoro mal fatto, e per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi.

“…Tu che scandisci il tempo, che conosci l’oggi e il domani, il passato e il futuro, dammi la forza per vivere ogni giorno consapevolmente, chiudi le mie orecchie a ogni falsità, le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste, apri invece il mio essere a tutto quello che è buono, perché quelli che convivono con me trovino nella mia vita un po’ di te. Sono sempre convinto che chi riesce a guardare avanti di 10 anni pianta un albero, chi invece guarda avanti di 100 dà vita e cresce altre persone che vivranno nell’abbondanza nei prossimi 1000 anni. So bene che, se continuiamo a pettinare gli specchi illudendoci che siano reali, se ci dimentichiamo le nostre ombre, ci dimentichiamo del lungo cammino fatto fino ad ora e non riconosciamo il carnefice silente che è in noi, in attesa della prossima preda, abbiamo già pregiudicato il domani. Tu che hai voluto che nel sudore della fronte, col nostro lavoro, ci procurassimo il pane per noi e per le nostre famiglie, santifica la fatica e accetta i frutti di tutti gli umili che coltivano la terra. Fa’ che tutti coloro che lavorano in campagna e tutelano l’ambiente e siano fedeli alla Tua legge, senza mai dimenticare la fede e il bene comune. A Te che hai lavorato la terra, hai rotto le zolle, che sai del dolore e delle immani sofferenze, come sempre ti affido i nostri campi e i nostri animali; tieni lontane tempeste, siccità, e malattie, tutti i disastri e le avversità. Perdona e fai rinsavire gli uomini che sanno di avere per incuria, molti debiti con la natura…”.

Molte delle questioni che affliggono il mondo dell’agricoltura sono inquinate da una informazione non corretta che alimenta false convinzioni. Queste storture vanno corrette; tutti devono far giungere alla gente notizie scientificamente e moralmente garantite.
L’Agricoltura ha bisogno di nuovi modelli, di luoghi coerenti, lontani dal martellamento sociale, politico ed economico, dal materialismo sfrenato e dai condizionamenti psico-emotivi che rendono l’uomo schiavo di se stesso. Dobbiamo uscire dalla nebbia che ci ha avvolto per lunghissimo tempo; è ora di smettere di giocare con il cibo e di inquinare i fattori di produzione, a partire da terra e acqua per coltivare, allevare e pescare alimenti sani.

A: Non ti vergogni di esser contadino?

B : Risponde: che io mi vergogno di esser contadino?
Vergognatevi voi che non lo siete
se a tavola abbonda pane e vino
a queste mie mani ringraziar dovete.
È vero che non sono mani gentili
ma mai hanno fatto cose vili,
son cotte dal sole, nere e callose
ma portano il vanto di mani operose
lavorano sempre e mai sono stanche
valgono più di dieci mani bianche.

“La vita si scrive in brutta copia”, diceva Ernesto Sabato; e ha ragione perché non abbiamo il tempo di riscriverla o rettificarla. Resto basito a leggere sulla stampa che di recente è stata presentata la tavola della vergogna, ornata di prodotti contraffatti venduti a prezzi stracciati e pericolosi per la salute; filone che combattiamo da sempre, senza se e senza ma!

Sotto accusa sono soprattutto i cibi low cost che si comprano con pochi euro, ciò che ci è sembrato strano e che ha presentarlo non sia stato il governo. Con tutto il rispetto ci appelliamo ancora una volta al Santo Agricoltore per intercedere sull’Esecutivo affinché la Politica Agricola italiana rimanga prerogativa dello Stato. Il nostro plauso agli allevatori Italiani e alle eccellenze che producono da sempre; non con lo stesso entusiasmo frequentiamo le tavole calde Yankee!