TUTTI COLPEVOLI

Nov 8, 2018 | News

Davanti alla tragedie, siamo tutti colpevoli.

Ci sono poche cose che spiegano l’Italia meglio dell’abusivismo. Eppure, a leggere i giornali, ci troviamo difronte all’ennesimo provvedimento con cui anche “il governo del cambiamento” ha da poco sanato gli abusi edilizi sull’isola di Ischia in un decreto legge che, in teoria, si sarebbe dovuto occupare della ricostruzione del ponte Morandi, a Genova. Una svista? Non proprio! Piuttosto dietro a queste apparente contraddizione c’è l’Italia.

L’economia sommersa continua a girare, il fisco continua a vessare chi opera nella legalità, le leggi continuano a essere non rispettate, le mafie a fare i loro affari, l’ambiente a essere deturpato e la politica a chiudere gli occhi per opportunismo e convenienza. E in tutto questo, se una famiglia ogni tanto muore, è colpa del destino, o dell’Europa. Fossimo in un altro Paese, uno si aspetterebbe il pugno di ferro. In Italia, invece, si aspetta pazienti un colpo di spugna come quello di Ischia.

Di pari passo con l’annosa questione dell’abusivismo e del cambiamento climatico ci sentiamo di porre l’accento sul mondo contadino finemente rappresentati in opere come “I mangiatori di patate” di Vincent Van Gogh. Nella storia dell’arte, alcuni dipinti, più di altri, riescono a scuotere i nostri sentimenti. Sono opere universali, patrimonio etico ed estetico dell’umanità: lavori tanto potenti da travalicare la semplice maestria tecnica e trasmettere un significato profondo a chi li guarda.

Il dipinto del maestro olandese esprime una forza straordinaria e parla della dignità del lavoro, del sacrificio e del valore dell’onestà. Immergendoci nella composizione, siamo accolti da una visione privata, in cui una famiglia contadina è ritratta nel momento più intimo e conviviale della giornata, quello del pasto. Cinque mangiatori di patate sono seduti intorno ad una tavola di legno: una donna distribuisce ai suoi familiari una porzione di patate calde, mentre la signora più anziana versa nelle ciotole del caffè d’orzo. L’ambiente misero e cupo è illuminato da una lampada ad olio, che svela allo spettatore i lineamenti duri e pesanti dei personaggi, abituati alle fatiche del lavoro in campagna. Le figure emaciate e stanche, comunicano povertà e affinità.

Con toni cupi del marrone, blu e grigio, Van Gogh descrive la miseria e la disperazione dei contadini, rendendoci partecipi di un momento intimo, dove la condivisione del pasto assume un valore simbolico, quasi religioso. I volti dei protagonisti brillando di luce propria, affermano la loro dignità.

Lo stesso artista scrive: «Di tutti i miei lavori – ritengo il quadro dei contadini che mangiano patate, sia decisamente il migliore ch’io abbia fatto». In particolare, lo impressiona il messaggio sociale che l’arte può avere: la pittura come esaltazione della sanità morale, della serietà e della laboriosità della classe contadina, che la società industriale tende a sopraffare.

«Ho cercato di sottolineare – scrive Van Gogh – come questa gente che mangia patate al lume della lampada, ha zappato la terra con le stesse mani che ora protende nel piatto e quindi parlo del lavoro manuale e di come essi si siano onestamente guadagnato il cibo».

Lo stesso autore si rende perfettamente conto di come il soggetto sia mal visto dalla società cittadina, legata ad altri costumi e modi di vivere. «Non sono del tutto convinto – ammette l’artista – che questo lavoro debba piacere a tutti o che tutti lo ammirino subito. E potrà dimostrarsi un vero quadro contadino. So che lo è. Chi preferisce vedere il contadino col vestito della domenica faccia pure come vuole. Personalmente sono convinto che i risultati migliori si ottengano dipingendo in tutta la loro rozzezza piuttosto che dando loro un aspetto convenzionalmente aggraziato». In effetti, I mangiatori di patate ottengono numerose critiche.

Van Gogh, infatti, combatte la sua “battaglia contadina”, rappresentando il problema sociale delle classi umili e, allo stesso tempo, dare ai contadini una dignità solenne e di emancipazione. Parteggia per i diseredati, per i lavoratori sfruttati, per i contadini a cui l’industria toglie l’eticità e la religiosità del lavoro. Per lui la bellezza non risiede nell’armonia delle forme, ma nella testimonianza della verità: l’abilità tecnica lascia il posto alla forza espressiva, producendo immagini che vanno al di là della pittura.

Per l’artista non è importante la rappresentazione esatta della realtà: i colori e le forme gli servono per esprimere ciò che sente. L’arte deve raggiungere l’anima. L’estetica del brutto di Van Gogh, permette all’artista di infondere sentimento e verità al soggetto e, nel caso de I mangiatori di patate, di mostrare al mondo intero l’importanza del lavoro e del guadagnarsi da vivere onestamente.

Il messaggio, è molto semplice: occorre lavorare duramente per non rinunciare all’essenziale, ovvero a ciò che dà significato alla vita.
Ma non solo, con questa tela, l’artista mostra ai cittadini benestanti della sua epoca che, a pochi chilometri da loro, nelle campagne, esistono persone che vivono in miseria, verso le quali non bisogna rimanere indifferenti. Un messaggio importante che con pragmatica attualità arriva dal XIX secolo fino ai giorni nostri.