ATTACCO ALLA REPUBBLICA

Mar 3, 2015 | News

I sussurri che suggeriscono come lo Stivale sia sott’attacco, e che la democrazia vacilli, stanno diventando delle grida. Voci sempre più chiare e tonanti tentano di riportarci una realtà nascosta agli occhi dei cittadini, ma che non sfugge a molti costituzionalisti, i quali ci invitano a cogliere la differenza tra revisione e riforma.
Per revisione si intende la modifica di uno o pochi articoli sotto il medesimo titolo; per riforma si intende la modifica di molti articoli che cambiano la forma dello Stato. Orbene, una proposta come quella che il Parlamento (con legge illegittima) ha varato con votazione notturna si chiama riforma e non revisione.
È la Costituzione stessa, nell’articolo 138, a descrivere la procedura di revisione. La riforma è esclusivamente appannaggio di un’assemblea Costituente come quella del 1946. E questo esecutivo è chiaramente “fuorilegge”. Nessuno ha dato loro il potere di cambiare radicalmente la Costituzione.
La Costituzione è l’anima della Repubblica, ne definisce i principi fondativi, raccoglie l’eredità morale e politica della più alta esperienza di emancipazione politica della storia italiana, indica la via da seguire per vivere in Italia con dignità di cittadini.
E’ bene ricordare che la Costituzione è stata varata dopo un lungo, serrato, colto e serio dibattito nelle commissioni in assemblea plenaria e ora viene modificata a stretta maggioranza senza discussione. A questo punto ci chiediamo quale sarebbe la necessità impellente di abolire il Senato elettivo per sostituirlo con un Senato di nominati da istanze inferiori, consigli comunali e regionali, con potere di concorrere alla riforma della Costituzione?
A questo punto dobbiamo continuare a chinare il capo arrossendo per colpe altrui o cominciare realmente a spezzare i fili invisibili tirati da ciechi e impavidi “burattinai di corte”? Veri e propri ruffiani i quali assecondano l’abuso e l’uso “ad personam” di una Costituzione stella polare di 60 milioni di italiani che vorrebbero continuare ad essere tutelati da essa in un contesto sociale di civiltà e democrazia, tolleranza e rispetto, affinché la Carta per eccellenza non diventi carta straccia.