CAMPI DA ARARE

Mag 25, 2019 | News

Per fortuna ci pensa il digitale…

L’entusiasmo è alle stelle e le nostre aziende a breve diventeranno super digitalizzate. Intanto si scava nelle campagne per la “banda ultra – larga” nell’ambito del programma varato nel 2015 dal Governo.

Si sta’ parlando del Piano strategico “Banda Ultra-Larga” lanciato con una dotazione di 4 miliardi dall’esecutivo di allora (circa 5 anni fa’). A tirare il carro la nostra Cassa Depositi e Prestitii (tanto per capirci è il gestore dei nostri risparmi postali). Qualche agricoltore che ha letto la notizia ci chiede delucidazioni. Perdonateci, anche noi navighiamo a vista.

L’importante è che i nostri contadini divengano ottimi pianisti. Perché la vanga, la roncola, insieme a falceci e trattori, sono tutti “bottoncini”. Atteso che la fibra ottica viaggia su cavi che sono sistemati in ogni anfratto dell’Italia della bellezza.

Se nella UE, unica prospettiva per sperare in un futuro, restiamo sempre tra ultimi o penultimi, si avvererà la profezia che dice che per gli italiani l’Europa resta e resterà un “totem” extraterrestre.

Le nostre perplessità sono figlie della “cattiva” e quasi totale assenza di informazione. C’è da mettere a fuoco un aspetto centrale, ed è che l’Europa è viva ed è terra nostra, icona per le nuove generazioni.

I giovani sono nati in Europa, senza dazi, senza mura, con un welfare universale, protetti dall’euro e in pace. Un lusso per chi è stato premiato dalla lotteria della nascita; un’eredità da custodire e rinnovare ogni giorno e, sopratutto, da potenziare e migliorare. E tocca proprio alle giovani generazioni costruire il futuro che dovranno abitare.

In fondo è sempre stato così, specie nei passaggi più delicati della Storia. Nel dopoguerra i trentenni, che allora erano il 50% della popolazione italiana, furono protagonisti del miracolo economico pur avendo meno possibilità di oggi.

Oggi, siamo in un crocevia decisivo per il destino dei popoli e del nostro sotto tutti gli aspetti, sociali economici e politici. Domenica si vota per l’Europa dei 28 paesi. Spiegate agli italiani perché ci si ostina a barattare il voto come se fosse l’espressione di un gradimento di personaggi che francamente di Europa sono insipienti e non per colpa dell’Europa! Forse perché l’Europa è un insieme di “minoranze”, che al sovranismo, all’egoismo e all’informazione camuffata oppongono apertura e accoglienza per farci traguardare in un futuro in grado di generare opportunità per tutti.

L’agricoltura è il collante che fa da cuscinetto etico e culturale alla ventata di scetticismo che per fortuna sempre di più si restringe. Col tempo gli euroscettici si ricrederanno.

Persone, dignità e lavoro devono venire prima degli esclusivi interessi economici e finanziari, la buona politica deve assumere la guida del vecchio continente, evitando onde, uragani e tempeste.

Alla politica dei dazi preferiamo quella che incalzi la competitività delle imprese sul campo della sostenibilità economica, sociale e ambientale, utile anche per iniziare a costruire un’alternativa agli errori fatti e causati da una visione “corta” delle reali opportunità che l’Unione offre.

La tecnologia può essere la grande alleata per guidare la transizione verso un’Europa attenta all’ambiente, all’efficienza energetica, alla mobilità sostenibile, all’economia circolare. Se ben usata può anche rilanciare la produttività nei vari stati e creare nuove occasioni di lavoro.

La UE è una culla di opportunità. E’ l’unica esperienza viva di comunità e cittadinanza! Solo con queste prospettive è giustificato il “piano” di diffusione capillare delle fibre ottiche mirato a coprire aree bianche e grigie dello Stivale.

“E’ un’opera ciclopica quella in atto che, scrive “Agro Notizie”, dovrebbe andare a conclusione tra un paio di anni. Presto le cose cambieranno; anche se la realizzazione della rete a banda larga (causa burocrazia) non è affatto semplice. Insomma, la banda larga connette l’azienda agricola al mondo. Senz’arroganza, intanto la maggioranza dei nostri agricoltori si chiede: ma qual’è questo mondo? Però ora ci sono i campi da arare, per fortuna che c’è l’aratro..