CHI CI SALVERA’

Apr 11, 2013 | News

E dunque quale Europa? Che futuro avranno le nuove generazioni nel mondo del lavoro se quello che fino a pochi anni fa era considerato un rischio, mentre oggi si rileva agli occhi di opinionisti e opinione pubblica una realtà concreta? L’Europa scricchiola, l’Italia è in bilico. I numeri sono impietosi: nell’eurozona ci sono 200 milioni di disoccupati; negli ultimi tre mesi del 2012 la disoccupazione nell’area euro ha raggiunto livelli mai registrati, mentre nel quarto trimestre del 2012 l’occupazione è diminuita ancora e il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere, raggiungendo livelli senza precedenti, e peggiorerà, secondo le stime, nel primo trimestre di quest’anno.

A farcelo sapere non è lo strillone del villaggio, ma la Bce. Le fa eco anche il nostro Istat, che fotografa una situazione che vede in Italia, negli ultimi 5 anni, i disoccupati passare da 1 milione e 506 mila del 2007 a 2 milioni 744 mila del 2012. Che dire… Cifre che lasciano poco spazio a commenti, ma molto a preoccupazioni e arrabbiature. Ci chiediamo allora: chi ci salverà?

A ben guardare la Ue è divenuta un agglomerato di tecnocrati con specifici interessi economici e completamente latitante in ambito sociale e politico, sicuramente non in linea con i principi secondo cui i padri fondatori l’avevano pensata, e certamente gli interventi in materia di spending review e le politiche di austerità che sono state adottate negli ultimi anni non hanno aiutato a sanare il sistema Europa.

Allora la risposta alla domanda poco sopra è una: l’agricoltura! Ci salverà il settore primario, oggi l’unico in grado di farci uscire dalla spirale della crisi economica, della disoccupazione e dell’instabilità, per poi integrarsi anche con quelle che sono le sue vocazioni naturali nel ristabilire un equo rapporto tra uomo e natura, tra prodotti e produzione, tra diritto al cibo e all’acqua e sostentamento delle persone. E i numeri parlano in suo favore, soprattutto per i giovani: basti pensare che nel primario uno su quattro dei nuovi assunti è un under 40, mentre il numero dei lavoratori dipendenti è cresciuto del 6% nell’ultimo trimestre. Ma non basta… Per una ripresa concreta e soddisfacente del settore agroalimentare le istituzioni europee devono attuare politiche serie e di incentivi, perché la tanto sospirata crescita può passare, se non addirittura iniziare, proprio dall’agricoltura.