IL MADE IN ITALY CHE SCONFIGGE LA CRISI

Apr 9, 2013 | News

La voce del Made in Italy continua a proporsi come strumento privilegiato per l’affermazione del Bel Paese nei mercati di tutto il mondo. Il “Compleanno” delle Doc dei vini, che nel 2013 compiono cinquant’anni, rappresenta un simbolo di quei prodotti agricoli emblemi dell’eccellenza e della fama dei marchi italiani. E’ senz’altro vero che il made in Italy rappresenta il fiore all’occhiello della filiera agroalimentare, e la produzione vitivinicola ne è una portavoce decisamente autorevole. Pertanto risulta ancora più importante salvaguardare i prodotti di pregio che derivano dal primario italiano e che lo rendono ovunque famoso, apprezzato e rispettato.

In questa direzione la guardia deve essere sempre molto alta se pensiamo che per effetto della falsificazione vengono sottratti al comparto agricolo circa 160 milioni di euro al giorno. Ora più che mai la contraffazione si denota come un crimine eticamente scorretto, poiché perpetrato in tempo di crisi, e che agisce su due fronti: da una parte si fonda sull’inganno nei confronti di quanti per risparmiare sono costretti ad acquistare prodotti di non eccelsa qualità, mentre dall’altra fa passare come originali dei prodotti confezionati con materie scadenti, immettendoli sul mercato con nomi simulati e danneggiando così il prestigio dei marchi.

Il rapporto “1963/2013, 50 anni di Doc italiane”, redatto dal presidente del Comitato Nazionale vini DOP e IGP, Giuseppe Martelli, è stato presentato in occasione del Vinitaly. Era il 1963 quando il Governo italiano varava la normativa sui vini a denominazione di origine. Da allora le denominazioni di origine italiane registrate sono arrivate a quota 403, di cui 330 Doc e 73 Docg, mentre le Igp sono 118. La prima denominazione di origine riconosciuta dal comitato è stata la “Vernaccia di San Gimignano” nel 1966.

Il dibattito sulle denominazioni è ancora aperto dopo mezzo secolo, ma va considerato oggi come uno dei punti fermi nel panorama del primario italiano. Anzi deve rappresentare il trampolino di lancio per la ripresa del settore e preso come esempio di quella gestione sana della produzione, assolutamente necessaria per uscire dalla crisi che attanaglia il sistema economico in generale, e in particolare e in maniera sempre più dirompente il comparto agricolo, che oggi sconta le politiche sbagliate e le decisioni mai prese in sua difesa.