DODICI ANNI DI PASSIONE E DI AMORE

Set 11, 2013 | News

Sono passati dodici anni da quando abbiamo cominciato, tanti per alcuni, pochi per altri. Tanti forse perché ben sappiamo di cosa parliamo e come affrontare e superare i problemi di chi ci ha dato l’onore di rappresentarlo, pochi forse perché consapevoli che la strada da fare è ancora molto lunga.
Non possiamo negare le diverse difficoltà che abbiamo incontrato durante il percorso, non sarebbe nel nostro stile, ma neanche dimenticare i bellissimi momenti che abbiamo vissuto e che ancora oggi viviamo nel condurre difficili battaglie per consentire il rifiorire dell’agricoltura italiana. Forse è proprio in questa ultima considerazione che si annidano le nostre origini: nella necessità di intervenire per impedire che vengano cancellate tradizioni millenarie fatte di cibo, mani e paesaggi. L’agricoltura per noi non è solo un aggregato economico, ma un modello di vita colmo di valori e principi purtroppo in questo mondo troppo spesso ignorati. Non siamo dei “salvatori della patria”, e non possiamo esserlo nemmeno volendo. E comunque a questa Italia non servono paladini o eroi, ma solo persone perbene che si impegnano, lottano e sgomitano giorno per giorno senza abbassare la testa.

In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, a cominciare dai sindacati che non sono più sindacati e dai politici che non sono più politici. Si è riusciti nell’impossibile: trasformare uno dei paesi più grandi del mondo per storia e tradizione in una barzelletta conosciuta in ogni angolo del mondo. In pochi sono riusciti a far tutto questo, consapevoli che tanto le conseguenze non sarebbero ricadute sulle loro teste ma su quelle degli altri. Ed è così che andata. Gli agricoltori una volta erano un esercito di 13 milioni di individui, ora, al di là di degli iscritti che dichiarano le organizzazioni di rappresentanza, nemmeno 450 mila. Le stesse nomine dei ministri che hanno presieduto il dicastero dedicato al primario, 4 in 5 anni, dimostrano quanta poca progettualità ci sia e, ancora peggio, quanto spesso questo ruolo sia stato oggetto di scambio tra le forze politiche invece che riferimento per chi spende la sua vita tra i campi. E’ anche per questo che non saremo mai paladini, ma figli di anni di buio che cercano riscatto.

Nel nostro piccolo di strada ne abbiamo fatta, e anche tanta. Ci siamo radicati in ogni territorio d’Italia e abbiamo portato a casa qualche piccola vittoria, ma quel che conta ancora di più per noi è il ricevere giorno dopo giorno l’apprezzamento delle decine di migliaia di agricoltori che fieramente ci indicano e ci scelgono come loro rappresentanti.
Questi dodici anni di lavoro sono stati difficili, lo abbiamo detto, ma bellissimi. E allora nessuno ce ne voglia se per 24 ore mettiamo da parte l’umiltà e ci facciamo gli auguri da soli, magari dedicandoli a tutti quegli uomini e quelle donne che fanno parte della nostra famiglia e che hanno dimostrato che essere persone perbene in questo paese è ancora possibile.