DURI A MORIRE

Ott 10, 2016 | News

di Rocco Tiso.

Al piano nobile del palazzo dell’agricoltura, dove si alternano tecnici, professionisti e specializzati nell’arte del “rattoppo” e del “tappa buchi” per impedire che i rivoli si trasformino in piena galoppante di risorse che, ancora una volta, l’Italia sacrifica sull’altare dell’Europa (ultimo in ordine di tempo caso -OCM VINO – AGEA – MINISTERO AGROALIMENTARE – RICORSI AI TRIBUNALI AMMINISTRATIVI DI MEZZA ITALIA) danno ormai per morta la gente come noi. “Quelli della Confeuro” non ci sono più, ne’ si sentono né si vedono. Certamente, a quelli di Via XX Settembre 20, ormai è chiaro anche ai più imbecilli, non interessa l’agricoltura, per cui quando se ne devono occupare ci sbattono il “grugno”.

Non è una novità. È in atto un volta-faccia che fa cronaca. Stanno spostando le risorse destinate a chi produce cibo a favore di chi vende, trasforma o esporta prodotti agricoli, indipendentemente se siano nostrani, cinesi, marocchini, asiatici o dell’Europa dell’Est.
Dopo “campo libero – Italia sicura e l’Expo, gli agricoltori sopravvissuti alla “mattanza” di targa renziana , con l’assenso delle #maggiormenterappresentative, vengono assorbiti nel calderone del piano industriale già dotato di 4 miliardi (Industria 4.0) che a regime prevede licenziamenti per oltre mezzo milione di lavoratori.

Che si tratti di un alibi o di uno strumento per rimarcare che noi agricoltori siamo finiti?Certamente intorno ai tavoli dei “miracoli” quelli che ne beneficiano non hanno nulla a che fare con chi coltiva ancora la terra.Gli agricoltori sono diventati un’altra cosa.
L’evidenza è innegabile. I consumatori hanno riscoperto gli antichi sapori e indirettamente sono sempre più legati ai piccoli agricoltori. Tra i tanti proclami e le multi eccellenze, con i lauti fondi che l’Europa destina alla promozione dei prodotti agroalimentari, forse allora bisognerebbe spiegare agli italiani che cos’è
e cosa c’è dietro, dentro e dopo il Ttip.

Consentire che il cibo sia solo un sistema commerciale, alla stessa stregua di chi vive nell’opulenza e di chi muore di fame, è una responsabilità grave della quale prima a poi si dovrà rispondere.

Nel Paese serpeggia una grave crisi di legalità, non c’è chi non veda l’urgenza di un grande recupero della moralità, sia come persona che nel più ampio campo del sociale. La legalità è un’esigenza inderogabile! Solo il dicastero, che fu un tempo illuminato da un grande Statista come Camillo Benso
conte di Cavour, concittadino dell’attuale titolare, fa finta di non vedere.
Timore del confronto, o paura della verità?

È palese che chi ha non accetta di buon grado il confronto ha, lui per primo, qualcosa da nascondere.
Tanti tra: agricoltori, produttori, contadini, segneranno con la croce il “NO” al prossimo referendum costituzionale.
Noi saremo tra questi, fieri di aver contribuito a scongiurare i fantasmi del passato. Noi all’uscita del seggio saremo sempre più convinti. Nel contempo chissà se ministri e sotto che governano con il “SI” avranno il coraggio di votare “NO”.
Rispetteranno coerentemente le linee di partito e riusciranno ugualmente a convivere con i propri “sensi di colpa”?