EARTH DAY: LA TERRA E’ DI PIU’

Apr 22, 2015 | News

L’Universo, il Cosmo, i Pianeti e poi c’è la Terra.
Con questo, sono 45 gli anni in cui ricorre la Giornata Mondiale della Terra.
L’evento, puntualmente, cade un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera.
Quello di oggi è un appuntamento molto importante. Il nostro è un Pianeta sempre più a rischio, vuoi per il clima, vuoi per l’alimentazione, per la fame e la miseria.
E poi, c’è la “sostenibilità” intesa non più come una passerella di moda, ma bensì come impegno concreto per tutti i popoli della Terra.
La Terra è febbricitante, bisogna agire su emergenze che riguardano l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo, della distruzione degli ecosistemi, delle specie di animali e piante che scompaiono e dell’esaurimento delle risorse non rinnovabili.
“Viviamo in tempi bui. Non significa che siamo ciechi, bensì che, come succede quando siamo al buio, vediamo benissimo quel che c’è immediatamente vicino a noi, ma non oltre”. Ad affermare il concetto è Zygmunt Bauman nella Lectio magistralis “Sulle difficoltà e sul bisogno del dialogo”, tenuta in occasione della laurea honoris causa in Lingue moderne, letterature e traduzione.
“Possiamo davvero girare la testa da un’altra parte mentre il cibo viene gettato via e intanto milioni di persone muoiono di fame?”. A parlare è uno dei grandi pensatori del nostro tempo. Sempre Bauman esplicita che le leggi della concorrenza e della sopravvivenza del più forte fanno sì che il potente tragga energia vitale dalla distruzione del debole. Intere masse di persone si ritrovano escluse e marginalizzate; e gli esclusi “non sono gli sfruttati ma gli scartati dalla società”. Questo “scarto” riguarda il mondo del lavoro, dove al concetto di disoccupazione si è sostituito quello di esubero, con il senso d’inutilità e di esclusione che esso porta con sé. Con le migrazioni forzate è in essere una diasporizzazione che si ricollega al tema, dell’”interdipendenza dell’umanità”. Se in passato sono stati creati “degli strumenti, per quanto imperfetti, di azione collettiva per servire quelle unità territoriali autonome e sovrane che chiamiamo Stati”. “Ad oggi non esiste ancora una sola istituzione politica in grado di gestire la coesistenza pacifica e reciprocamente benefica tra persone”. L’esistenza dei popoli è in una profonda mutazione, sembra quasi che la Terra non è più Terra. Di questo passo il Pianeta è come un campo minato, sappiamo che prima o poi avverrà un’esplosione, ma non sappiamo né dove, né quando”. Bisogna trovare, o altrimenti ricercare nuovi strumenti per cambiare le politiche consumistiche che tendono inesorabilmente ad accartocciare e cestinare l’agire in modo sano, tollerante e solidale. E bisogna anche riscoprire un sapere diverso: siamo inondati da una massa d’informazioni incredibile, eppure non sappiamo come gestirle. “Una singola pagina di qualsiasi quotidiano, contiene più informazioni di quante ne potesse accumulare in una vita un filosofo dell’Illuminismo”.
Il sapere ha perduto la spinta morale di un tempo, e invece oggi più che mai dovrebbe essere al servizio del bene comune, della risoluzione dei problemi delle società, del miglioramento di tutta l’umanità. Nell’orizzonte di incertezze, di ineguaglianza e di esclusione, ci dobbiamo interrogare se tornare alla terra e riproporre un’agricoltura rispettosa dell’ambiente è ancora la strada maestra o tutto è già compromesso? Non esiste una risposta ma ci sono alcuni elementi su cui vale la pena riflettere, ad esempio il prevalere dell’industria della monocoltura a discapito della biodiversità. Continuare ad assistere all’espulsione delle piccole aziende è un paradosso che certamente va rilevato; è la discrepanza tra la sovrapproduzione agricola, a vantaggio soprattutto delle grandi aziende e la scarsa redditività dei prodotti agricoli, che danneggia naturalmente gli agricoltori. Ripensare la sostenibilità in campo agricolo, cristallizzando il binomio natura e qualità della vita appare oggi forse è l’unica strada obbligata da imboccare se si vuole migliorare la combinazione “Terra – Aria – Sole”.
Il vivere civile in considerazione dell’esistenza altrui, deve essere priorità quotidiana. E proprio il rispetto della natura, la tutela e la conservazione dell’eco-sistema, rappresentano la continuità del ripetersi dell’Earth Day, ancora per milioni di anni.
Non si deve attendere che la catastrofe accada per accorgersi che sta arrivando.