LIBERAZIONE

Apr 21, 2015 | News

Solo il Giorno delle corone e delle prime rose.

È un continuo andirivieni. Molti in ginocchio, altri in piedi ma tutti in meditazione davanti a pietre rette con su scolpiti i nomi. E, ai piedi degli steli, iris, fresie e le prime rose, un segno di memoria o solo pietà. O civile coscienza, che non è niente affatto distante dalla pietà. La pietà non basta a una Nazione, la pietà non basta nemmeno alla memoria. Eppure è tutto un fiorire di lapidi, un profumo di rose, un abbagliare di antichi ritratti d’occasione tra i tulipani.
Può essere tutto e il contrario di tutto e anche fosse solo pietà, fosse anche solo pietosa memoria, sarà bello, sarà primavera, sarà 25 Aprile. Gli altari fioriti degli eroi, il canto degli uccelli, il frusciare delle lucertole, il frinire della vespa primaticcia a guardia degli altari degli eroi dell’insurrezione nazionale, gli annunciatori della Repubblica.
Di fronte a tutto ciò la retorica sbiadisce, finché quegli altari saranno fioriti anche la speranza resta con me, brace viva e ardente. Continuare a credere in qualcosa di grande: questo è il nostro compito, è il meglio che ci dobbiamo assegnare, se ancora nutriamo una qualche remota speranza per la vita della Repubblica.
I rituali sono sempre gli stessi. Le celebrazioni, gli inviti alla cittadinanza con identico manifesto che da tempo immemore contiene il solito programma: concentrazione in piazza, deposizione della corona ai caduti per la Libertà. Queste sono le ceneri, le tristi ceneri. Se mai c’è stata una liberazione, se mai se ne voglia portare viva la memoria, allora che siano fiori appena recisi, balli, vino, allegria, gioia e primavera.
Come si fa a recitare il solito protocollo nel giorno della Resurrezione Nazionale? È la mestizia dei guardiani di ceneri, la cupa rinuncia, l’abbandono, la fredda retorica di una lapide stinta oltraggiata dalla svagatezza, dalla malavoglia. Chi ha voglia il giorno della festa di concentrarsi e deporre se non chi non ha niente da festeggiare? E le disadorne città d’Italia sono tutte un concentrarsi e deporre il 25 Aprile.
Forse non tutti ricordano, forse non tutti sanno o sanno troppo poco. Comunque insieme, giovani e vecchi, fanno le stesse cose, guardano le stesse pietre, ma la via d’uscita, ammesso che ci sia, è diversa.
Il vecchio è timido, il vecchio ha paura che sia tutto finito da un pezzo, il ragazzo è timido, il ragazzo ha paura che non cominci niente ancora per un bel pezzo.
Ma questa è l’Italia.