FERMIAMO IL RICATTO AI TARANTINI E RINGRAZIAMO LA CONFEURO DELLA CITTA’ PER IL SUO GRANDE LAVORO

Set 20, 2018 | News

FERMATELI: MA FATELO OGGI, NON DOMANI.

I BAMBINI HANNO DIRITTO ALLA VITA
ANCHE SE NASCONO A TARANTO

Confeuro – Soggetto Giuridico – Iniziativa Comune
Sottoscrivo l’appello al Governo e al Capo dello Stato
lanciato dai Esperti, Medici, Docenti universitari

RICERCARE SOLUZIONI PER CONCILIARE IL LAVORO, SALUTE E AMBIENTE.

ACCIAIO PULITO COME NEL RESTO D’EUROPA!

“Produrre acciaio utilizzando il carbone a ridosso della città è immorale ed equivale a dimettersi da esseri umani».

Non usano mezzi termini:
Prisco Piscitelli (medico epidemiologo, ricercatore dell’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo, Brindisi-Bruxelles), Felice Corcione (già direttore dell’Istituto Motori del Cnr ed esperto internazionale di combustioni industriali) e Eduardo Missoni (docente universitario ed esperto internazionale di Salute globale e Sviluppo) intervengono sull’Ilva di Taranto e BOCCIANO l’accordo governo – arcelor Mittal perché manca di una chiara prospettiva di riconversione ad «acciaieria pulita» in tempi certi mentre in Europa si continua a discutere da anni di «clean steel» e «decarbonizzazione».

Evidentemente questi nuovi percorsi spaventano come se non fossero in grado di conciliare il diritto al mantenimento di tutti i posti di lavoro del comparto Ilva col sacrosanto rispetto del diritto alla salute e alla vita dei bambini e dei cittadini di Taranto.

«È amaro constatare – dicono – che l’accordo firmato tra lo Stato e la nuova proprietà Ilva sembra non tener conto che il sequestro dell’acciaieria è nato per i danni ambientali e sanitari prodotti: infatti, non è stato formalizzato alcun impegno sul cambio di tecnologie produttive, nessuna strategia lungimirante per la città. Tutto è ricondotto a un accordo coi sindacati dei lavoratori per mantenere di fatto lo status quo. Giova ricordare che il ridimensionamento produttivo è avvenuto dall’azione della magistratura, l’Ilva immetteva in atmosfera il 92% della diossina prodotta in Italia da grandi impianti e la metà degli Idrocarburi policiclici Aromatici nazionali. Per inciso, la diossina è un cancerogeno certo per l’essere umano così come gli idrocarburi e i metalli pesanti emessi dai camini Ilva che tutti gli abitanti di Taranto sono obbligati a respirare. Per non parlare delle sostanze che non è possibile monitorare, ma la cui emissione può essere prevista con certezza».

Strano, affermano i tecnici, che pur essendo nel III millennio della salute dei bambini di Taranto non importi proprio a nessuno, come se lavoro e salute viaggiassero su due piani differenti.

I tre ricercatori chiedono a Di Maio la stessa sensibilità con cui ha affrontato il dibattito sul lavoro, ricordando al governo che lo studio nazionale Sentieri 1995- 2018 ha evidenziato alla Regione Puglia un eccesso di mortalità generale per la città di Taranto tra il 10% e il 15% . La causa è nel crescere dei tumori per entrambi i sessi!

L’andamento della mortalità ha seguito in modo speculare l’andamento della produttività Ilva e del suo inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo. Questi dati va detto con forza, sono importanti quanto il numero dei posti di lavoro. Chi consentirebbe a un qualsiasi operatore di lavorare nel proprio soggiorno di casa sapendo che in questo modo sta nuocendo alla salute dei propri familiari? Quale diritto è più importante? E se anche la salute non interessasse a nessuno, si rifletta almeno sui diritti negati ai bambini di Taranto (quelli tutelati dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia), che per mesi non sono potuti andare a scuola nelle giornate “ventose”.

“Eppure, viene sostenuto dai tre ricercatori, oggi è possibile contemperare il diritto al lavoro con il diritto alla salute. Ci si comporta come se non si fosse nel 21°secolo. In Germania (a Salzgitter), in Austria (a Voestalpine) e in Svezia (Consorzio Hybrit a Lundt) si è aperta la via alla produzione di acciaio di migliore qualità attraverso l’uso dell’idrogeno oltre che col gas naturale, e questo grazie ai finanziamenti europei. Il metano è peraltro già utilizzato per alimentare forni da 2 milioni e mezzo di tonnellate in Messico (Monterrey) e in Louisiana (Usa), paradossalmente con brevetti italiani. Se invece di sprecare denaro per ricostruire altoforni a carbone (economici solo se chi lo usa scarica i costi ambientali e sanitari sulla società) li si sostituisse gradualmente con forni a gas, si abbatterebbe in maniera significativa l’impatto sanitario e ambientale senza bisogno di parchi minerari da ricoprire.

Ragionare in questi termini significa anche pensare a una strategia per conservare economie e posti di lavoro a lungo termine ed è stato spiegato davanti ad Europarlamentari di ogni schieramento da ingegneri esperti in produzione di acciaio, dal direttore della Commissione Europea ex Ceca (Carbone e Acciaio) e dai vertici della Lancet Commission on Pollution and Health nel corso di una conferenza tenuta al Parlamento Europeo il 20 giugno scorso. Tutto lettera morta.

Sapendo di poter già contare almeno sul sostegno dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ci appelliamo al presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Ministri, ai parlamentari, al Papa, all’arcivescovo di Taranto e a tutte le autorità civili e morali del Paese, oltre che all’Unicef e alle Nazioni Unite: “ripristinate i diritti umani dei bambini e dei tarantini tutti” concludono i ricercatori.

“Si prendano in considerazione proposte scientificamente e tecnicamente fondate, per garantire i diritti dei lavoratori e quelli dei cittadini, in particolar modo dei bambini. Non si può far finta che il problema Ilva sia stato risolto col referendum dei lavoratori. Non lo è. Il via libera finale del Governo dovrà essere un nuovo punto di partenza per mettere attorno a un tavolo tutti gli attori del progresso capaci di implementare le soluzioni esistenti per conciliare lavoro, salute e ambiente ponendo gli essere viventi.

In questo quadro così difficile, vogliamo comunque ricordare il lavoro di chi si spende quotidianamente nell’interesse dei tanti cittadini che chiedono aiuto, e cioè quello della Confeuro di Taranto. Sono infatti ormai 10 anni che l’organizzazione si mobilita per sostenere le ragioni del mondo agricolo ionico e per ricordare che c’è ben altro, oltre l’Ilva, che quel territorio può offrire ai suoi abitanti e all’intero sistema Paese.

Gruppo di cooperazione e di Proposte