GLI ALGORITMI CHE NON INSEGNANO AD ECONOMIA

Gen 25, 2013 | News

Il rapporto reddito-consumi-crescita è un po’ come un algoritmo. Se butti giù il primo elemento è logico che crollino anche il secondo e il terzo. E allora non stupiscono i nuovi dati economici forniti dallo studio di Rete imprese italia, i quali evidenziano il drastico calo del reddito pro capite (-4,4% nel 2012 e -1,4% previsto nel 2013) e quindi le ragioni dell’abbassamento del livello dei consumi e della totale assenza di crescita. Eppure queste cose nelle facoltà di economia le insegnano.

Il fatto è che l’austerità, se non è accompagnata dallo sviluppo, crea solo altra austerità. E’ un algoritmo appunto. Tutti i principali indicatori economici confermano la grave fase recessiva, e quelli sociali descrivono un quadro più che agghiacciante: sono 8 milioni gli italiani in condizione di povertà relativa e 3 milioni quelli in povertà assoluta. La risposta del governo? L’Imu e il record storico di pressione fiscale reale (56%).

Le risposte alternative esistono ma non vengono nemmeno discusse, o se viene fatto è solo nei talk show, poi più nulla. L’impresentabilità dei candidati non si riferisce solo agli eventuali capi di imputazione e agli avvisi di garanzia, ma anche alle capacità professionali che gli eletti in parlamento non possono non avere.

E’ opportuno precisare che è un bene (anche se vale per un esiguo numero sui numerosissimi casi) che persone dalla non specchiata moralità non accedano ad incarichi pubblici tanto importanti, ma il vero nodo sta, non nel distinguere i politici tra a quelli che sono già sotto inchiesta e quelli che lo saranno, ma tra chi è onesto e competente e chi non lo è. Sono queste le basi di un cambiamento foriero di nuove idee e di nuovi modelli di sviluppo. E’ da lì che bisogna ripartire e non dalla finanza, ed è invece proprio dalla logica della finanza che domina il mondo che parte l’idea di tassare sempre di più il lavoro e sempre meno le rendite. Se non si cambia questo meccanismo la strada da fare sarà sempre troppo lunga, e soprattutto, cieca.