HABEMUS PAPAM

Set 17, 2015 | News

Che emozione andare a Piazza San Pietro a sentire le sue parole, evidentemente molto più pregne di significato di quelle dette in mille vite dai nostri governanti. E poi quanto coraggio da parte sua nel parlare di “colonizzazione del denaro” e di “subalternità della politica alla morale”. Papa Francesco ci ha fatto l’onore di invitarci alla sua udienza e noi cosa potevamo fare se non esserne onorati? Con lui condividiamo molte battaglie; su tutte quelle per la ricerca di un modello di sviluppo che sia finalmente sostenibile e che non passi dal calpestare con la forza i diritti di altri esseri umani.

Il Santo Padre è un punto di riferimento che va ben oltre la fede e che passa in primo luogo per il senso si umanità che ha saputo dimostrare da quando è divenuto il vertice più alto dell’istituzione Vaticana. Le sue stesse azioni, caritatevoli e genuine, hanno da sempre il sapore e la freschezza di quell’aria nuova che in tanti attendono e che per la prima volta, ascoltandolo, possono sospettare di aver respirato. Non capita mai di sentirsi così, di avere la certezza di essere davanti a qualcuno che è realmente chi dice di essere. All’udienza per noi è divenuto tutto chiaro come non lo è mai stato: Papa Francesco è speciale ed unico. E lo è perché ma stare tra la gente comune e non tra le menzogne di chi si nasconde dietro un bel vestito o è protetto da un sorriso da boyscout imparato alla facoltà di comunicazione.

Papa Francesco è diverso. E a ben guardarlo somiglia agli agricoltori, a quelle persone che amano i calli della fatica sulle proprie mani e quei leggeri dolori che se ne vanno in giro per tutto il corpo. D’altronde per certi aspetti vengono trattati nello stesso modo da coloro che governano le sorti del mondo dai loro studi ovali o palazzi presidenziali: “hai perfettamente ragione” gli viene detto ad ogni suo intervento. Ma poi…

Le cose però non cambiano mai dall’oggi al domani, ma passo dopo passo, e con fatica. E per quanto sia passato un altro giorno di battaglie, noi non siamo più stanchi, Ma semmai più rincuorati dal sapere che i grandi uomini non sono finiti e che, a bene vedere, quando hai la fortuna di incontrarli, in un qualche modo ti ricordano sempre degli agricoltori.