I CONVOGLI DELLA MORTE ESISTONO ANCORA

Lug 13, 2016 | News

I treni squarciati in aperta campagna hanno compiuto il disastro annunciato in quell’unico binario che, passando dall’aeroporto di “Bari Paese”, congiunge Corato ad Andria. Lo schianto in curva è stato terribile, decine i corpi di giovani e meno giovani sono stati dilaniati tra lamiere contorte e vetri esplosi.

Non riusciamo, anche difronte alla più crude realtà, a convincerci che negli anni della discesa su Marte, dell’era della globalizzazione pilotata e di quella di internet esistano ancora i convogli della morte, e per giunta su un unico binario. Se ci sono dei responsabili, e sicuramente ci sono, dovranno essere perseguiti.

Noi per conto nostro ci sentiamo colpevoli perché complici inconsapevoli di un massacro premeditato e quasi atteso. La nostra colpa è quella di essere governati da chi, sempre puntuale nel far recapitare le sue condoglianze, ha ancora il coraggio di parlare di TAV e di alta velocità quando nel Sud Italia i treni non sono nemmeno treni e i binari non sono nemmeno binari.

In questo momento vorremmo solo stringerci a quelle tante famiglie che hanno visto il futuro dei propri cari stroncato, ma non riusciamo proprio a non pensare con rabbia a tutti coloro che si arricchiscono facendo male il proprio lavoro e rubando per avidità le risorse dagli appalti “pubblici”.

Tra le vittime di questa tragedia c’è anche lui, un nostro collega che probabilmente nei momenti dello schianto stava sperando in un raccolto più grande per apparecchiare le tavole dei suoi concittadini e per realizzare la sua vera vocazione: quella di essere un bravo agricoltore.

I “grandi” del nostro Paese, quelli che viaggiano in elicottero e che hanno una vacanza già prenotata in Costa Smeralda, sicuramente non si sono accorti della scomparsa di questo contadino. Per loro probabilmente si tratta solo di un numero, proprio come quelle tante persone le cui storie oggi sono in prima pagina e che già domani verranno dimenticate dalle istituzioni.

Per fortuna però gli italiani sono diversi da chi li rappresenta, e questo lo si è visto dalla grande fila che si è creata per donare il sangue e per dare un contributo a chi ne ha un estremo bisogno.

Quel che vorremmo però, è che, almeno per una volta, anche la politica rispondesse presente. Il Presidente della Repubblica, del Consiglio, della Camera, del Senato e di tutti i vertici delle istituzioni facciano qualcosa di importante: rinuncino al proprio per darlo a queste famiglie e per far sentire una minima presenza da parte di quello che una volta era degno di essere definito uno Stato.