IL CORAGGIO DEI POVERI E’ CONTRO I BRIGANTI

Nov 3, 2017 | News

C’è poco da inventarsi, il terzo sarà il millennio in cui, chi ci sarà (l’uomo), non avrà più ripensamenti, nessuno scrupolo, nessuna indecisione.

Di sicuro non ci sarà un umile Papa di origini contadine che si rivolgerà al Bundestag dicendo: “per un politico il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia”.

Nel 2011 è stata la prima volta che un Papa ha parlato al Parlamento Tedesco. Nel suo discorso, per affermare che, quale “criterio ultimo e motivazione per il suo lavoro”, un politico non può avere “il successo e tanto meno il profitto materiale”, Ratzinger ha citato il monito di Sant’Agostino: “togli il diritto, e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”.
“La politica – ha scandito Benedetto XVI – deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace”. “Naturalmente – ha ammesso il Pontefice – un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva”.

Poi, “Noi tedeschi – in riferimento agli abomini nazisti – sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto, era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio”. Per il Papa, “servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è, e rimane, il compito fondamentale del politico”.

È inaccettabile che, nella prima metà del nuovo secolo, alcuni politici confondano le responsabilità di governo con il potere di fare e disfare sui diritti – doveri delle persone. È un gioco che richiama il pericolo di una deriva, non più solo autoritaria, ma che mette in discussione il senso stesso dell’essere umano.
Perché la politica non fa chiarezza e con le azioni sconfessa “Il coraggio del povero”. Gli italiani hanno bisogno di conoscere come effettivamente sono messe le cose.

La verità ha un solo volto ma diverse sfaccettature:

– scoprirla quando la si ricerca;
– dimostrarla quando la si possiede;
– discernerla dal falso quando la si dimostra.
I tanti “Cetto La Qualunque” aspiranti statisti, di fronte ai problemi che affliggono lo stivale si limitano a ripetere a pappagallo:
“combatteremo gli sprechi”, “abbatteremo il debito pubblico”, “siamo riformisti”, “ci vuole il risanamento”, “siamo credibili in Europa”, “conciliare rigore e crescita”, “più spazio per donne e giovani”, “siamo per la trasparenza”.

La politica in quanto tale è arte nobile ed indispensabile per il funzionamento della democrazia. Se venisse fuori un minimo di verità il malcontento andrebbe canalizzato più correttamente verso quei singoli personaggi che la inquinano e la sporcano. Nessuno di noi può realisticamente pensare di estirpare il male dalla storia dell’uomo.

Ma il povero sostiene che questo è un falso problema. E di sicuro non è il principale problema politico. Costituisce semmai un problema comportamentale e antropologico che va affrontato in prospettiva con le armi dell’educazione, della civiltà, della tolleranza e dell’esempio.

Il vero guaio della politica si legge nell’incapacità di grossa parte della classe dirigente, che agisce con atteggiamenti pirateschi e quindi coinvolge e chiama in causa la responsabilità di tutti noi. Intanto per riconoscere un analfabeta non c’è bisogno di guardare nessun casellario giudiziario, basta aspettare che apra la bocca. Se ci si ostina a farsi rappresentare e guidare da chi non possiede strumenti culturali minimi ci si allinea alle regole contorte che inneggiano all’eroe brigante.

Scegliere come guida di una comunità prototipi di politici che, anziché inseguire piattaforme economiche e culturali di avanguardia, capaci cioè di indicare soluzioni astratte adatte ai territori che amministrano, sposano un modello culturale che si risolve nell’adorazione di ballerini, guitti, scosciate e compagnia cantante, è un delitto imperdonabile. E allora non lamentiamoci poi se la povertà aumenta, la disoccupazione dilaga, l’emigrazione irregolare non si arresta, la sanità è allo sfascio e il futuro sempre più cupo.

Ciò che prospera è il brigantaggio, che larvatamente indica e fa trasparire le soluzioni ai problemi, ma visti i fatti concreti, ci si accorge che è solo “fumus”. Prendiamo dal povero un pizzico di coraggio e per una volta, diciamoci la verità. I veri uomini per affrontare e risolvere i problemi, non organizzano balletti, né sfilate in costume, semplicemente ci mettono la faccia.