LA LEGGE DEL MONACO

Nov 10, 2017 | News

Una buona notizia per gli italiani. A marzo, obtorto collo, si rinnova il parlamento e finalmente i “per caso” di oggi saranno legittimati al “comando”. Tra i nuovi però ci saranno anche quelli di ieri e forse di domani.

Togliamo il forse e riaffermiamo che di sicuro ci saranno “capi e discepoli”. I programmi avveniristici saranno quindi spiegati, chiariti ed esplicitati dalle nuove leve, ma in calce ci sarà sempre la firma del “Capo”.

Come quel proverbio che dice: “l’abito non fa il monaco.”

Oggi sono tutti felici e spensierati. Finalmente sono fiorite le “rosa bis”: Abemusla legge elettorale. Anche se ad essere sinceri è stata approvata a colpi di fiducia e senza dibattito fino al punto da stizzire il Presidente del Senato della Repubblica che per protesta ha lasciato il partito.

In Italia è considerata come buona quella legge che fa vincere la tua parte politica, ma se “il caimano” e i suoi uomini hanno dato, sia pure a denti stretti e senza entusiasmo, il via libera a questo testo evidentemente si tratta di una legge in grado di fa sognare il centrodestra. Ma il centrosinistra a queste cose non ci pensa, e d’altronde perché dovrebbe visto che la sua “arguzia” è molto più che nota.

Va detto che in questo Paese, negli anni, tutti i partiti hanno vinto e perso le elezioni con le stesse leggi elettorali. Questo significa che il monaco, in questa giostra di proverbi, non è la legge elettorale, ma chi la scrive, la prepara e se la vota.

Il monaco sa che per vincere la competizione bastano poche cose, ben dette e recitate in modo da farle apparire serie. Magari ci si aggiunge un leader carismatico e un sogno da realizzare. Di solito, nei partiti italiani prevale lo slogan «Squadra che vince scudetto è quella che fa più punti»; «Rigore è quando arbitro fischia»; «Per segnare bisogna tirare in porta».

Ecco le regole: quindi datti da fare, metti su una lista di gente che porta voti (dei processi in corso non ti curare, e lo stesso dicasi delle condanne in primo e secondo grado). Passa sopra a tutto, ciò che conta è la vittoria.

Lamentarsi delle regole, come fanno giusto qualche milione di cittadini, è roba da modesti. Per governare ci vogliono i leoni, se serve anche i vecchi capi branco esperti che non permetteranno mai che qualcuno gli si rivolti contro. La verità è che, di questi tempi, come non mai, vale la massima di M. Twain: “Se votare facesse qualche differenza non ce lo farebbero fare”.