IL LAVORO AGRICOLO NON E’ IN SVENDITA

Apr 26, 2012 | News

La questione dei voucher in agricoltura, buoni lavoro acquistabili all’Inps per impieghi occasionali e accessori, sta ponendo in agitazione l’intero settore primario, in seguito alle proposte annunciate nella nuova riforma del lavoro del Governo Monti. Secondo i dati Inps dal 2008 a oggi sono stati venduti circa 28 milioni di voucher, di cui ben cinque milioni proprio in agricoltura.

Per delimitare il rischio di abuso di questo ticket, il cui valore nominale è di 10 euro (il 70% come retribuzione al lavoratore e il 25% per gli oneri previdenziali e Inail), il provvedimento prevede un tetto di 5.000 euro. L’attuale limite di 5.000 euro si riferisce invece alle prestazioni svolte per una singola azienda, moltiplicabile quindi per ciascun committente.

Come Confeuro, riteniamo tale scelta piuttosto pericolosa per un settore dove il 90% della manodopera è occupata a tempo determinato e per la quale i 5.000 euro di importo massimo della prestazione corrispondono a 120 giorni di lavoro. In effetti, il lavoro occasionale e accessorio, connesso con un ristretto numero di persone che non sono inserite a tempo pieno, come ad esempio i pensionati e gli studenti, non ha nulla a che vedere con il lavoro stagionale, che rappresenta invece l’asse portante del comparto agroalimentare italiano, con circa un milione di lavoratori complessivamente occupati nei campi.

Inoltre coloro che vengono assunti e pagati tramite questi ticket vedranno negati quei diritti fondamentali come la disoccupazione agricola e l’indennità di malattia, infortunio e maternità, oltre che l’iscrizione negli elenchi anagrafici, la contribuzione figurativa agricola ai fini pensionistici e i diritti previsti dalla contrattazione collettiva e dalla legislazione sul lavoro.

Crediamo sia giusto che i voucher rimangano il sistema minimo di regolarizzazione e non vengano generalizzati, soprattutto in un comparto come quello agricolo, già problematico poiché usurante e spesso vincolato alle condizioni metereologiche. Ma crediamo anche che le imprese agricole debbano essere tutelate con un abbattimento del carico fiscale e un alleggerimento delle pratiche burocratiche, specialmente in un periodo in cui la crisi ha portato alla chiusura di circa 23.000 aziende solamente negli ultimi tre mesi.

E’ importante porre l’accento su una questione basilare non considerata dal Governo in questo provvedimento: la mancanza di severe misure di lotta e contrasto al lavoro nero e all’evasione; due problematiche da sempre fortemente presenti nelle campagne.

Come Confeuro, non riteniamo opportuno partecipare allo sciopero generale e scendere in piazza, poiché consideriamo, in questo frangente, più utile battersi per l’avvio immediato di una discussione seria e approfondita. Proponiamo, pertanto, un tavolo di concertazione attorno al quale abbiano la possibilità di sedersi tutti gli attori interessati, a cominciare dalle istituzioni politiche, i sindacati e le imprese agricole, da una parte per offrire una quadro d’insieme da troppo tempo mancante all’interno del mondo agricolo, e dall’altra per porre le basi su una nuova politica economica congiunta a una nuova etica del lavoro.