IL MIRACOLO VERDE

Lug 3, 2018 | News

Anni fa sono stato anch’io un orticoltore, uno dei tanti che ha tentato. Ero schiacciato da grossi debiti, quelli tipici di un’impresa agricola. In azienda producevamo cibo, ma non potevamo permetterci di comprarlo. Lavoravamo 80 ore a settimana, ma non potevamo permetterci di andare dal dentista. Una lotta per sopravvivere, poi ulteriore terrore: produrre a costi più bassi di quelli ancora più bassi, comandavano i soldi.

La verità è che le reali artefici delle sorti del Paese e degli agricoltori sono alcune banche: avvoltoi che ti scrutano e al momento giusto; prima raddoppiano gli interessi e poi chiudono i rubinetti. Pignorano i terreni e li svendono provocando bancarotte a catena, purtroppo spesso seguite da gesti inconsulti di tanti agricoltori.

In una parola, in gergo tecnico, le aziende agricole entrano nelle sabbie mobili del “Sovra-indebitamento”. Una mannaia che, indistintamente, miete vittime tra agricoltori e piccole imprese che non possono fare ricorso alla legge fallimentare e sono soggette alle scarse rese produttive o alle superproduzioni, e che quindi pagano il prezzo togliendosi la vita. Ma di questo la legge del mercato non né fa cenno.

Il sovra-indebitamento è “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”.

Anche se quasi nessuno ne è informato, finalmente nel Bel Paese è stato messo in piedi l’istituto – OCC – Organismo di Composizione della Crisi, con la legge n. 3/2012 resa attuativa con  il D.M 202 del 2014.

Per gli agricoltori – che non hanno diritto all’utilizzo delle procedure fallimentari – è possibile ottenere l’esdebitazione (per tramite di un legale o di un commercialista), avvalendosi di OCC. In questo modo questi operatori possono tentare di chiudere la propria situazione debitoria.

Per accedere alla composizione della crisi da sovra-indebitamento, il debitore, sia che si rivolga agli Organismi che al Tribunale, oppure agli Enti Locali o alla Camere di commercio, è tenuto al pagamento di specifici importi per procedere alla risoluzione della propria situazione debitoria.

Insomma, al di là dei costi, l’OCC – Organismo di Composizione della Crisi – potrebbe essere una ciambella di salvataggio per i nostri agricoltori che, non potendo usufruire delle procedure fallimentari, spesso toccano il fondo.

Negli Stati Uniti si suicidano cinque volte di più della media generale. In alcuni Stati i tassi di suicidi fra i lavoratori dei campi supera anche quello, già orrendo, dei soldati tornati dalle guerre americane. Ma non è una tragedia esclusivamente americana. Se in Usa e in Australia si toglie la vita un coltivatore ogni quattro giorni, in Francia se ne uccide uno ogni due, mentre in India si tolgono la vita 270 mila contadini l’anno. A questi bisogna aggiungere quei coltivatori che fanno apparire il loro suicidio un incidente.

Nel Kansas, un sindacato agricolo ha messo su Youtube un video su “Le dieci cose che non posso  comprare con un bushel di frumento”: un bushel, ossia 27 chili di grano, oggi vale meno di quattro rotoli di carta igienica, di sei muffin inglesi, di due pile per la radiolina, di due lattine di Red Bull. Costa persino meno di una forma di pane, benché con un bushel del grano si possano fare 70 forme di pane.

In passato, i contadini dello Stivale sono stati oppressi dai debiti; vivevano a ciclo completo e chiuso, non consumavano carburante e il fertilizzante era il letame delle loro bestie. Non gli mancava il cibo, ma non avevano i soldi per comprare le scarpe, né il caffè. Quel poco denaro lo guadagnavano con le uova e quattro galline al mercato. Il sale era una delle poche necessità assolute che dovevano avere, ed è per questo il pane del Centro-Nord è sciapo.

Quell’agricoltura era “arretrata”, ovvio. Ma ancora oggi si stenta a credere al Miracolo Verde: dopo che per secoli il 90% di un popolo è stato impiegato nell’agricoltura. Nel 1931 in Italia il 46,8 per cento era impiegato nel settore primario, quello che sfama; nel 1961 erano agricoltori il 29 per cento della popolazione attiva; nel 2007 si è sceso sotto il 3,9. Oggi non superano il 2%.

L’ideologia dell’economia di mercato che pretende etica e tanto “recupero di produttività”, dovrebbe premiare i lavoratori. Stranamente, invece, sono stati altri ad accaparrarsi la produttività recuperata: dalle banche indebitrici, ai miliardari di Wall Street (o di Montepaschi, o di Sorgenia, o Mediaset) che, senza nemmeno saperlo, manipolano e sprecano capitali che sono stati formati dai sacrifici degli agricoltori, che per la vergogna rinunciano all’esistenza.