IL REVISIONISMO STORICO

Ott 14, 2014 | News

E’ una tendenza in atto da decenni: gli sconfitti riscrivono la storia e dicono che la vittoria dei propri avversari del tempo in realtà fu una sconfitta. Era di moda allora e lo è anche oggi. In Italia ad esempio sta accedendo proprio in queste ore.

Le battaglie che portarono all’acquisizione di diritti per i lavoratori oggi vengono dipinte come problemi da superare; e non si parla solo dell’articolo 18, ma anche dei contratti nazionali, del diritto di sciopero e altro.

Come avevamo anticipato in questo blog quando tutto ebbe inizio (parliamo dello scoppio della crisi nel 2008) c’erano due possibilità per i vertici dirigenziali ed economici; da una parte quella di ragionare sugli errori fatti e riformulare le strategia adottate fino a quel punto; dall’altra quella di persistere e osare oltre quello steccato della decenza ancora non valicato. A questo punto possiamo dire senza dubbio che tra le due ipotesi è stata la seconda a vincere.

Il presidente del Consiglio, parlando del welfare, ha più volte sottolineato la necessità di guardare agli esempi più alti da cui prendere esempio, tra questi la Germania. Ma la domanda a questo punto è la seguente: il Primo Ministro lo sa che in Germania esiste un reddito minimo garantito, un’età pensionabile inferiore rispetto alla nostra e delle retribuzioni giuste per chi ha lavorato tutta una vita? E ancora: il presidente del Consiglio lo sa che in Germania esiste un sostegno diretto alle attività imprenditoriali giovanili, che le imposte a carico dei cittadini sono di gran lunga inferiori e che si sta scegliendo di investire sulla Greeen Economy? Si signori cari, queste cose le sa tutte, ma sceglie di non dirle. Perché? Perché il revisionismo storico aiuta sempre i potenti.