ITALIANI, DONNE E UOMINI DI TERRA E DI MESTIERI: PER FAVORE, SIATE SERI

Nov 26, 2015 | News

Noi cittadini del Bel paese agli ordini dell’Abate che ci sta somministrando cose come: l’internazionalizzazione (migliaia di milioni all’ICI – Istituto per il Commercio Estero – già defunto e resuscitato per regalare soldi alle società americane, rigorosamente private, che dovrebbero promuovere i nostri prodotti agricoli secondo la leggenda della “cartina di Milano”); e la piena digitalizzazione (50 milioni di euro al direttore della RAI per fare -cose- ancora indefinite). Siamo onestamente preoccupati per quanto sta accadendo.

Il vezzo di zittire chi non ripete i comandamenti del “banditore”, spesso preda di attacchi di spersonalizzazione e incline al sacrificio e al lavoro proprio nelle domeniche destinate al riposo, ci preoccupa doppiamente. Non è dato sapersi se proprio la scorsa domenica, mentre tutti riposavano, era da solo o con i suoi “centurioni ” quando ha fatto la regia dell’ennesimo “salvataggio delle banche”. Ma di certo c’è che per un paese agricolo come il nostro, che cade a pezzi, sprofonda in ogni luogo e che soffre enormi voragini nelle città ma sopratutto nelle periferie, fa male subire tutto questo dopo aver già patito le violenze dell’EXPO DI MILANO ed essendo già in attesa di quelle che ci riserverà il nuovo “mondo antico”, in sigla conosciuto come “Fl co”. Però va detto, forse siamo noi ad essere sofisticati. Magari potremmo accontentarci di sapere che, forse è vero: sono stati tolti altri 3,6 miliardi di euro a lavoro, scuola o sanità, ma chi lo ha fatto lo ha fatto di domenica. E chissà chi altro in quell’occasione si è privato del suo momento di riposo per farci questo splendido regalo.

Ma infondo che importa dei nomi. Ci basta sapere che c’era il nostro presidente del Consiglio a dominare la scena. E’ un giubilo immaginare l’ex-Sindaco che nessuno ha votato, e segretario di quel che resta del più grande partito italiano, capeggiare la scena. D’altronde è vero o non è vero che siamo noi italiani ad aver richiesto l’uomo forte con i corbelli che fosse in grado di rimettere le cose a posto? No, per niente.

E allora noi che siamo agricoltori nel midollo e che, a prescindere da quel che credono i benpensanti, siamo estremamente fieri di essere uomini della terra, siamo un po’ stufi di essere depredati senza batter ciglio. E allora forse dovremmo fare un breve discorso: niente piagnistei, nessuna recriminazione, né accuse né condanne; ma semplice pulizia democratica per impedire a chi proprio non ce la fa a vivere senza rubare di farlo ancora. E allora che vadano a casa tutti questi avvoltoi che girano sulla testa delle tante persone per bene che amano il sano lavoro della terra e le cose genuine e semplici di una volta. Il fatto è che noi, scusate la modestia, vogliamo rifare l’Italia. E rifarla possibilmente senza quelli che l’hanno ridotta in questo stato. Per farlo in realtà non servirà far molto, ma solo salire sul balcone di Piazza Venezia, guardare la platea sotto di noi e dire: “Italiani, donne e uomini di terra e di mestieri, per favore siate seri”.