LA LUNGA ATTESA

Apr 5, 2018 | News

Tentativi di avvicinamento, faide a distanza, veti incrociati e ripicche di ogni genere: il tutto condito da un ovvio quanto retorico “ci vediamo sui programmi”. E’ più o meno questo che le forze politiche uscite dalle scorse elezioni stanno ripetendo al presidente della Repubblica.

L’attesa, dal loro punto di vista, rappresenta una buona notizia poiché è in grado di “smussare gli angoli” delle posizioni avversarie. Ma nel frattempo i tanti che hanno votato nell’aspettativa di vedere finalmente approvate le riforme essenziali per il rilancio del Paese, sono ancora lì seduti davanti alla tv pregando di ascoltare qualcosa di nuovo.

Tra queste tante persone ce ne sono alcune che più di altre hanno gli occhi sgranati: sono gli agricoltori. Loro sanno di poter essere l’ago della bilancia rispetto al futuro prossimo del Paese e sanno anche di avere un potenziale incredibile che ancora non riescono a sfruttare a causa di una politica sorda; di una burocrazia ottusa e di un sistema che nel suo complesso è evidentemente da rifondare.

Come dimenticare le infinite promesse fattegli, tra le quali: la riforma della filiera; le nuove norme sulla qualità delle produzioni e l’assegnazione dei terreni agricoli ai più giovani. Ma tra i campi hanno ormai compreso che non è più il tempo di sognare. Infatti le aspettative degli agricoltori sono divenute decisamente più realistiche e si concentrano essenzialmente sul chiedere di fare le cose per tempo, e magari, se avanza spazio, con un pizzico di serietà e di trasparenza.

Questi tre elementi sono proprio quel che manca in queste giornate, specie se si considera che l’instabilità derivante da queste elezioni, per via di una legge elettorale scritta appositamente con questo scopo, è sempre stata ampiamente prevedibile. Insomma il tempo speso è oggettivamente ingiustificabile.

Ma d’altronde alla politica cosa importa, non è mica lei che dovrà andare sui campi.