LA PENISOLA DEI CASSINTEGRATI

Feb 5, 2013 | News

Lavorare o non lavorare questo è il problema? Rimanere a casa o non rimanere. Certamente non è dignitoso, come sottolinea il Ministro Fornero, “ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesti di rimanere a casa”. Ci chiediamo, però… Non sarebbe più giusto ripartire dalle basi di queste affermazioni: se l’aumento della cig è stato del 61,6% nel mese di gennaio rispetto allo stesso mese del 2012, non sarebbe più giusto, caro Ministro fare un po’ di mea culpa e magari porsi due domandine?

L’anno appena iniziato è ripartito, nostro malgrado, nel peggiore dei modi, in assoluta continuità con quello appena trascorso, evidenziando dati paurosamente negativi riguardo il ricorso alla cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria. Risulta palese quanto il ricorso a questo strumento sia collegato ai problemi che la normativa ha messo in atto, abbandonando al loro destino migliaia di lavoratori senza nessun reale sostegno al reddito.

Il boom delle ore di cassa integrazione risalta ancor di più l’ennesima, tragica attestazione del completo fallimento delle inique politiche di Monti e della riforma del lavoro della Fornero. La realtà è che gli ammortizzatori stanno finendo e che la disoccupazione invece viaggia a vele spiegate, il che si tradurrà, nella pratica, in un 2013 durante il quale milioni di lavoratori saranno senza impiego né stipendio.

La crisi, ormai è noto, non scomparirà come per magia. Diciamocelo in faccia: nessun futuro governo sarà in grado di risollevare nel breve periodo una trend tendente verso il basso. Il tempo delle favole per noi è finito. Nessuno ci crede più, nessuno vi crede più, cari politici. Ma noi non ci caschiamo, non ci facciamo più illusioni, ma soprattutto non ci facciamo prendere in giro, siamo agricoltori, non stupidi. Vogliamo ribadire ancora una volta la nostra intenzione di non appoggiare un governo di una parte, o una coalizione dell’altra, ma sostenere coloro che faranno della nostra causa, la causa dell’agricoltura, un bene comune, e un settore di cui riappropriarsi e far conoscere all’opinione pubblica.

Rimbocchiamoci le maniche allora. Da dove cominciamo? La precedenza è una: il Lavoro. Sicuramente saranno essenziali riforme sistemiche, globali, che agiscano direttamente e seriamente sul mercato del lavoro. E’ quantomai doveroso un riesame d’insieme dell’apparato della normativa per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali. Siamo stufi degli interventi tampone, perché non sciolgono il nodo centrale, cioè l’assoluta priorità di rimettere al centro il Lavoro, quello con la elle maiuscola, e tutti quei meccanismi di creazione, tutela e azione ad esso collegati. Offrire una strategia di rilancio, profonda e compiuta, ai settori produttivi principali del nostro paese, e tra questi certamente quello agricolo va collocato ai primi posti, significherebbe perlomeno presentare un conto agli italiani onesto e sincero, che dimostri un impegno concreto di uscita dalla crisi economica, e ormai anche sociale, che sta divorando l’intero sistema.