ITALIA LOW COST

Gen 31, 2013 | News

Fino a poco tempo fa la ricerca delle occasioni di ogni tipo serviva a cogliere le opportunità che la vita ti presenta, non ad arrivare alla fine del mese. [ I dati di Eurispes->http://www.eurispes.eu/] invece indicano il vero e proprio dramma che il ceto medio e le fasce più povere del paese, nel totale silenzio della politica, stanno vivendo. Ecco i numeri: il 60,6% degli italiani per far fronte alla crisi ha dovuto attingere ai propri risparmi e il 52,8% si dichiara convinto che il peggio non ha varcato la porta di casa, ma sta per farlo.

Se da una parte c’è chi ha dovuto rompere il salvadanaio per fare la spesa, c’è anche qualcun altro che il salvadanaio ha dovuto comprarselo. Non è infatti un caso che il 35,7% degli italiani negli ultimi 3 anni abbia chiesto un prestito bancario (il 9% in più del 2012). Oltre la metà però (il 62,3%), ed è forse questo il dato più triste, non si è presentata in banca per farsi la villa al mare o comprarsi l’auto nuova, ma per pagare i debiti accumulati.

La categoria che più di tutte patisce il rischio usura (il 14% degli italiani che hanno chiesto prestiti si è rivolto ai privati), è quella dell’infinito mondo dei contratti a tempo determinato. Sono loro infatti ad avere gli stipendi più bassi e minori prospettive di crescita e stabilità. Ormai è evidente, quello che sta uscendo fuori dalla crisi non è affatto un paese migliore, come invece qualcuno aveva ipotizzato credendo che i nostri politici avrebbero saputo approfittare della recessione per rifondare il paese su basi più solide. L’Italia è ormai un paese low cost dove i suoi cittadini trovano il punto di massima aggregazione davanti al bancone dei saldi (l’88% dichiara di aver comprato di più con le offerte) e dove il potere d’acquisto è ormai una terminologia da anni 70; cosa effettivamente inopinabile considerato che la capacità di spesa di questi anni si è ridotta del 73,4%.

Come in ogni buona statistica, però, non ci sono solo numeri negativi; qualche più c’è sempre. Quale? Il fisco ovviamente. Ma questo è inutile ribadirlo, il 70% lo sa già. L’altro 30% invece è quello composto di chi storce il naso quando sente la parola patrimoniale e sorseggia champagne tra una vacanza al mare e una in montagna. Per loro la crisi è solo una telenovela ora in onda, è carina da guardare, ma solo fino a che non stufa.