L’AGRICOLTURA CHE RESISTE

Set 11, 2012 | News

Che l’Italia sia in una fase recessiva non è certo una novità e tutti gli indicatori lo confermano. A fare eccezione però è l’agricoltura. Attenzione, non che non sia in crisi, diciamo che sa rispondere meglio di quanto non facciano altri settori.

A confermalo ci sono i dati Istat riferiti al secondo trimestre 2012. A fronte di un calo annuale del Pil del 2,6%, il primario aumenta il suo valore tendenziale dello 0,9%. Certo la sua crescita nel secondo trimestre è inferiore a quella del primo e i problemi appaiono in tutta evidenza, ma non si può far finta di non vedere come il primario, nonostante una quantità di problemi enormi accatastatisi negli ultimi anni, abbia dimostrato la propria duttilità e multifunzionalità.

Anche in termini occupazionali, vera e propria piaga degli ultimi mesi, il mondo agricolo va in contro tendenza. Infatti, mentre un terzo dei giovani disoccupati europei è di origine italiana, nel primario uno su quattro dei nuovi assunti è un under 40 e il numero dei lavoratori dipendenti nel secondo trimestre è cresciuto del 6,2%.

Insomma viene davvero difficile credere che sia, anche dopo questi dati, necessario convincere qualcuno che è il primario la via d’uscita italiana alla crisi economica, eppure è così. Il vero colpo subito dal settore infatti, oltre ovviamente gli effetti economici delle gravi contrazioni degli ultimi anni, sta nella reticenza della politica e delle istituzioni ad ammettere i propri errori. Se così fosse bisognerebbe spiegare tante scelte sciagurate, tanta indifferenza e tanta cecità. E allora meglio dire che il progresso non passa per i campi ma per il cemento. Tanto siamo in Italia, chi se lo ricorderà mai.