RESPIRO

Set 18, 2012 | News

Guardando questo film di Emanuele Crialese sembra quasi di poter sentire gli odori e il rumore del vento in quell’isola lontana, Lampedusa, dove tra sbarchi e pescatori è ancora possibile godere di una natura incontaminata e respirare aria pulita. Sono passati già 25 anni da quando l’uomo ha preso coscienza di una delle minacce più enigmatiche e così poco evidenti mai affrontate: la riduzione del buco dell’ozono. Il 16 settembre 1987 venne firmato a Montreal un protocollo per la messa al bando dei gas che indeboliscono il sottile strato di ozono che protegge tutti gli esseri viventi dai raggi ultravioletti nocivi, in grado di danneggiare le cellule e il Dna.

Respirare, uno dei principi vitali per la vita sul pianeta, sembra oggi essere diventato quasi un privilegio o una chimera per gli abitanti della terra; e in Italia la situazione non è certo positiva: tra i fumi dell’Ilva, che hanno distrutto il territorio di Taranto e ammalato migliaia di persone, la questione dello smaltimento dell’amianto, con circa 500 località in cui il pericolo è di massima priorità e 680mila cittadini sono esposti alla contaminazione, e l’aumento delle polveri sottili, soprattutto nelle città, bisogna essere accorti anche nel compiere un semplice gesto come riempire i polmoni di ossigeno.

Nel 1998 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata mondiale per la conservazione dello strato di ozono che, per una particolare combinazione, cade proprio nel periodo (10 settembre-10 ottobre) in cui il buco dell’ozono raggiunge la superficie massima sopra il polo Sud. Molti passi avanti sono stati compiuti, si stima che se tutti gli Stati firmatari proseguiranno negli impegni assunti, entro la metà del secolo lo strato di ozono dovrebbe tornare ai livelli precedenti al 1980; ma non è ancora abbastanza per permettere al nostro pianeta di tornare a respirare. La mancata adesione di molti paesi industrializzati all’altrettanto importante protocollo di Kyoto, il fallimento del vertice di Rio +20 sono preoccupanti campanelli d’allarme, sintomo della scarsa sensibilizzazione di molti potenti della Terra alle questioni ambientali.

Il mondo dell’agricoltura, non fosse altro perché è di per sé un’occupazione “green”, molto ha fatto e molto potrà ancora fare in termini di contributo per la salvaguardia e la tutela dell’ecosistema: produzioni verdi, nel contesto dello sviluppo sostenibile, che non siano solo miglioramenti ambientali, ma nuovi paradigmi che cerchino di alleviare minacce globali come il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali, la perdita delle biodiversità e la desertificazione. Il settore primario è pronto a raccogliere la sfida e mettersi in prima linea, ma servono politiche di ristrutturazione e di rilancio tali da permettere al comparto agricolo di incrementare ulteriormente il suo contributo alla causa del “risveglio del respiro”.