L’AGRICOLTURA NON SI INCHINA

Lug 8, 2017 | News

Un minuto di raccoglimento……passano i Sofisti del CETA e del TTIP.

Sono loro; non sono né animali né bestie mitologiche e vengono da un lontano passato, ben conosciuto agli antichi greci come quello dei filosofi a pagamento. La “sofistica” pone al centro della sua riflessione l’uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita sociale e politica. Condiziona gli eventi a proprio piacimento, favorendo le tesi del committente e, con azioni e orazioni, manipola la realtà modellandola sulle falsità.

Nel mentre siamo impazienti di vederli, approfondendo i tratti storici, emerge che questa particolare corrente filosofica si concentra sull’uomo visto nella sua dimensione di cittadino e soggetto politico prono alle volontà dei governanti di quel tempo.

Per misurarsi con le questioni chiave, i sofisti dovettero tuttavia affrontare anche problematiche che la tradizione filosofica aveva già posto. Primo fra tutti quello della verità e della conoscenza. Le distinzioni fra vero e falso, realtà e apparenza, radicate storicamente tra le democrazie del 5° secolo a.c.

Sostanzialmente i sofisti erano intellettuali che facevano professione di “sapienza” che, opportunamente artefatta, veniva imposta dietro compenso. Quest’ultimo elemento portò alla considerazione di questa corrente di pensiero in modo negativo. I sofisti vennero così bollati come falsi sapienti, interessati al successo e ai soldi più che alla verità. Per tale motivo furono criticati aspramente dai loro contemporanei e vennero chiamati offensivamente “prostituti della cultura”.

I sofisti moderni hanno ereditato tre fondamenti dai loro antenati:

1 – come manipolare la verità, al punto di trasformarla in bugia;
2 – incentrare tesi sulle bugie e predicare il falso; di solito riescono a condizionare la giustizia al punto da indurla in errore e quindi da emettere sentenze contro se stessa;
3 – inneggiare alla vittoria consci che la verità sia diversa.

Ad esercitare l’arte dei falsari, volendo stilare una classifica più o meno rispondente all’evoluzione dell’uomo, troviamo all’attuale primo gradino del podio i mestieranti della politica, poi gli attori del sindacalese, e infine i professionisti, o meglio, gli specializzati in truffe, raggiri e false testimonianze.

Ad applaudire i primeggianti, tra portaborse, ombrelline e addetti, ci siamo anche noi: gente di un altro mondo che, innamorata della terra, ha cominciato a coltivarla. Col tempo siamo divenuti sempre più impegnati a produrre prelibatezze per il palato dei dei primi classificati, ma anche cibo sano, nutriente e genuino per quanti si sono piazzati all’ultimo gradino del podio dei sofisti.

Gli ultimi non classificati di solito si riconoscono facilmente, anche se si truccano la loro maschera è ormai divenuta trasparente. Sono abituati ad arrivare ultimi perché, pur con tanta dedizione, non sono riusciti a sofisticare fino in fondo i loro obbiettivi, e alla prima valida occasione, si sono rivelati semplici soggetti con le “mani in pasta”.

Passano quindi i primi, poi i secondi e a seguire i promiscui.

«In ultima analisi sono gli individui che debbono dire quali sono i bisogni, veri o falsi, ma soltanto in ultima analisi: ossia solo se e quando essi sono veramente liberi di dare una risposta. Ma fintanto che sono indottrinati e manipolati, la risposta che danno a tale domanda, non può essere accettata come la loro». (H. Marcuse)