L’ERBA DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE

Mag 23, 2012 | News

E’ un proverbio antico ma quantomai vero, specie se lo si contestualizza in agricoltura e si vede “l’evoluzione” del primario italiano negli ultimi cinquant’anni. Infatti, nonostante il Bel Paese sia la patria delle PMI (Piccole e Medie Imprese), le politiche fino ad ora adottate somigliano molto a quelle di altri Paesi industrializzati che però nulla hanno a che vedere con la tradizione enogastromica dello stivale.

Alcuni processi di ammodernamento sono senz’altro giusti, tra questi quelli volti a favorire la crescita delle OP (organizzazioni di produttori) e l’ingrandimento di alcune aziende strategiche, ma altri, troppi, quasi tutti, proprio no. Nessuno però fino ad ora ha ammesso di aver sbagliato quando ha contribuito a ridurre la forza lavoro del mondo agricolo dal 7,7% all’1,6% per fare di tanti agricoltori nuovi operai.

Non è un caso che l’Italia sia la culla delle piccole imprese e nel contempo abbia una gigantesca varietà di prodotti agricoli. Come non è un caso nemmeno che si ritorni a parlare di filiera a km zero e di processi di riavvicinamento dei consumatori ai coltivatori diretti, snellendo finalmente la filiera agricola e destrutturando le pessime politiche agricole fatte in questi anni.

Nonostante sia stata la stagnazione la causa delle maggiori difficoltà del primario, anche il richiamo della “modernità” proveniente da oltre oceano ha fatto la sua parte, ed è per questo che la riforma della Pac, con la distribuzione degli aiuti in base agli ettari dell’azienda, non potrà che essere un’ulteriore colpo per quella agricoltura italiana, si vecchia, ma vincente e fatta di piccole ma ricchissime realtà. E allora basterebbe un po’ di buon senso per capire che ogni luogo ha una storia e che, per dirlo con un altro proverbio “non è tutto oro quel che luccica”.