L’ERBA VOGLIO

Nov 28, 2017 | News

Ho un desiderio. Sono anni che voglio comprare un nuovo trattore. Si ascolta e si legge che ormai solo con l’innovazione si tira avanti.
Sono pronto a fare sacrifici, ma voglio un trattore ultra moderno, uno che lavora al posto mio. Il trattore del futuro. Ci sono diverse multinazionali che sul mercato offrono mezzi da favola. Niente più gasolio alimentato a metano e soprattutto iperconnesso, proprio come quello del video.

“Innovazione e sostenibilità fanno parte del nostro Dna, riteniamo che siamo la strada da percorrere per assicurare un proficuo futuro ai nostri clienti e all’agricoltura – spiegano sulla pagina Facebook di una ditta specializzata -. Siamo stati i primi nel 2006 ad introdurre prodotti al 100% compatibili con biodiesel in tutta la nostra offerta ed oggi abbiamo la più vasta gamma di macchine al 100% a biodiesel al lavoro nei campi”.

Queste parole mi convincono e decido di fare il “grande passo”. Poi l’occhio mi cade su un trafiletto a margine di un articolo sull’agricoltura industriale,è un argomento di cui non si sa molto, e noi, contadini “vetusti”, di industriale abbiamo veramente poco.

Comunque, da quanto si capisce, si tratta di sfruttamento intensivo della terra. Infatti questo tipo di strategia agricola è principalmente mono-colturale ed utilizza solo sementi selezionate, geneticamente omogenee ed irrorate con diserbanti e pesticidi. Ogni anno il terreno viene sfruttato a ritmi insostenibili e portato quindi velocemente all’improduttività. Meno il terreno è produttivo e più i contadini ricorrono a sostanze chimiche e, in alcuni casi, a sementi ogm considerate più resistenti.

I modi di dire dei nonni insegnano, ed è vero che i fuochi alti e potenti bruciano per poco. E così è anche per l’agricoltura intensiva. L’ONU ha lanciato infatti un allarme a dir poco inquietante: l’agricoltura così come viene praticata oggi lascia solo 60 anni di raccolti. E molti studi indicano come già oggi la produttività agricola sia diminuita del 20%.

Alla fine l’interrogativo che si affaccia alla mia mente è questo: ma il progresso si raggiunge seguendo indiscriminatamente la cosiddetta agricoltura 4.0 che sfrutta senza ricreare condizioni favorevoli per il futuro, o l’alternativa è trovare un punto di equilibrio tra tecnologia e pratiche del passato?

Ogni processo produttivo deve essere sostenibile da tre punti di vista: quello ambientale, quello sociale e quello economico. Ed è così anche per l’agricoltura.
L’agricoltura sostenibile si ottiene con l’innovazione, la comunicazione, la condivisione. Ci troviamo in una situazione in cui la popolazione mondiale sta crescendo a gran ritmo e dobbiamo produrre di più senza aumentare la pressione sull’ambiente.

Per farlo ci serve ogni strumento disponibile e soprattutto ricerca e informazione. È infatti proprio da una informazione chiara e veritiera che si possono attuare le innovazioni più importanti. Le biotecnologie applicate al miglioramento genetico ci possono dare piante che tollerano la carenza idrica, la salinità, le sommersioni. In questo modo potremo ottenere di più anche dai terreni marginali, poco fertili. E non solo, dalle biotecnologie, per esempio, possiamo ricavare piante resistenti ai patogeni fungini così da non dover più trattare con fungicidi per difendere il raccolto.

La formula è semplice: ricerca e agricoltura devono viaggiare sullo stesso treno. Insieme possiamo ridurre la chimica, lo spreco di acqua e il consumo del suolo.
Forse solo dopo mi comprerò il nuovo trattore, e con esso l’ombrello e la sdraio.