LO SPREAD E LA SOLIDARIETA’ VANNO INSIEME: SCENDONO

Ott 25, 2012 | News

Lo spread si abbassa, questo è innegabile, ma i cittadini italiani non stanno meglio, e nemmeno questo può essere negato. Sarà mica vero che la correlazione tra le due cose non è così diretta come spesso è stato affermato? Per evitare equivoci è bene ribadire che qui non si sostiene che il livello dello spread sia del tutto ininfluente sulla vita dei cittadini, ma che il suo contenimento non sia il primo mezzo per tutelare i posti di lavoro e il futuro delle nuove generazioni si.

D’altronde se la riduzione del differenziale tra i titoli tedeschi e quelli italiani fosse l’unico attore in campo, ora potremmo tranquillamente affermare che si sta uscendo dalla crisi. Ma come si può credere che quei numeretti accompagnati da freccette verdi o rosse sui tabelloni di piazza affari siano più indicativi delle piazze gremite che chiedono lavoro e reddito?

A queste persone fino ad ora non è stato dato nulla, ma solo sottratto nel nome di una crisi di cui l’intera collettività deve farsi carico. Ma allora perché c’è ancora chi, tra le persone con maggiori possibilità economiche, sgrana gli occhi quando sente parlare di contributi di solidarietà?

Alla proposta di tassare del 3% i reddito superiori a 150 mila euro la Confindustria ha opposto un secco rifiuto, sottolineando che in questo modo si deprimono i consumi. Forse sarebbe bene precisare che i consumi sono già ampiamente depressi dal fatto che un terzo dei giovani non lavora, dal livello delle pensioni minime (la metà delle pensioni italiane), dai salari tra i più bassi d’Europa, dal costo della corruzione (circa 60 miliardi di euro l’anno secondo la corte dei conti) e da tante altre cose ancora. Insomma, tutto sommato c’è da stare tranquilli, ora sappiamo che non sarà un contributo di solidarietà a far sprofondare l’Italia.