L’UE E I CONTI SENZA L’OSTE

Giu 4, 2012 | News

Succede sempre così: telefonate incrociate, veti e musi lunghi, ma alla fine in pochi capiscono effettivamente di cosa si sta parlando. Tutto sommato, però, stupisce che questa volta lo sfondo non sia quello italiano ma europeo; forse è anche questo il successo del Made in Italy.

E’ da molti mesi che si discute di come dovrà essere confezionata la nuova politica agricola comune post 2013, ma ancora nessuno sa di che somma disporrà l’intera Ue nel bilancio 2014-2020. La Pac ha pesato per circa il 40% su quello precedente, e quindi non serve certo un genio per capire che i margini di trattativa sono nulli non si è nemmeno d’accordo su quanti miliardi verranno messi a sostegno del mondo agricolo e che allora è davvero inutile aprire un dibattito su come utilizzare i fondi Ue, per ettari o per qualità delle produzioni ad esempio, se quel che in discussione è il riconoscimento della centralità del primario nel vecchio continente.

Molti economisti hanno affermato che spesso dalle crisi economiche nascono nuovi modelli capaci di far fare alle società dei passi in avanti, magari semplicemente evitando di ricommettere gli errori precedenti. Nonostante le numerose occasioni avute in questi mesi però, non sembra proprio si vada in quella direzione. Sembra anzi che la volontà sia quella di vedere fino a che punto la testa può scendere sottoterra. E’ questo l’unico modo in cui si può comprendere un sistema economico che non graviti attorno alle risorse primarie.

I tempi sono stretti e l’urgenza di interventi strutturali tanta, ma se ancora non è chiaro che senza cibo e acqua non si vive vuol dire che qualcosa è andata tremendamente storta e che è da lì che bisogna ripartire.