L’ULTIMO PRIMO MAGGIO

Mag 2, 2016 | News

L’ultima pantomima della festa della liberazione è appena terminata. Il ricordo è quel 25 aprile del 1945, quando avvenne un miracolo diverso dalla solita Grazia Divina e nell’aria si sprigionò il profumo della libertà. Allora ciò che contraddistinse quel momento fu proprio l’essenza che sprigionava la voglia di vivere qualcosa di grande, clima diametralmente opposto a quello dello scorso lunedì d’aprile dove i tanti politici impomatati si dimenavano, dai loro tanto diversi pulpiti e palchetti, per dimostrare i punti di vista opposti di ognuno, ognuno “ragliando” inopinatamente su questa o quella posizione.

E così, passata la Liberazione, è arrivato anche il primo maggio. È stata una Domenica indimenticabile. Si è inneggiato al lavoro, alla pace, alla democrazia; hanno sventolato bandiere più rosse che gialle, più rosse che
bianche, più rosse delle rosse, ma le bandiere tricolore poche o nessuna.
È il lavoro che si è portato via la Repubblica, o è la Repubblica che ha perso il lavoro? Né l’uno e né l’altro, semplicemente non ci sono
i lavoratori. La domenica è fatta per riposare c’è scritto nella Bibbia. Come si può pretendere che in piazza ci siano i lavoratori a festeggiare se ormai da troppi lustri sono stati messi a riposo “forzato”. Al posto loro hanno tenuto banco gli sbandieratori dell’Assunta, quelli del palio di Siena.

Dopo i condannati alla Resistenza, ci siamo noi, condannati in un mondo alla cui insufficienza intellettuale e morale il destino ha affidato armi distruttive di raccapricciante violenza accumulate con la folle minaccia di trasformare la terra in un deserto avvolto da nebbie venefiche.

L’abbassamento del livello intellettuale, la paralisi della cultura, la supina accettazione del “gerarchismo”, la cieca avidità di guadagno, la decadenza della lealtà, il venir meno della legalità e la conseguente sfiducia nei giovani, ormai privati del loro futuro, sono fattori che insieme non sommano la vita, piuttosto ricordano il disfacimento.

Ci lascia ancora una volta di più sconcertati vedere che coloro che potrebbero impedire la fine, recitano il ruolo “inconscio” del fiammiferaio che per paura di bruciarsi le dita lascia cadere la fiamma che ha bruciato dignità e Democrazia.

È inconcepibile constatare che oggi, pur di avere la fiamma accesa, si tenta di appiccare il fuoco alle ceneri. Dal miracolo alla disgrazia… dov’è ora l’Italia? Purtroppo è impriggionata nei salotti e sui palci dai quali i benpensanti, che incensano il nostro premier, sghignazzando ripetono retoriche frasi vuote durante la festa del 1° e ultimo primo maggio.